Recensioni online, FIPE e associazioni del turismo chiedono regole uniformi

FIPE, Federalberghi, FIAVET, FTO e Assoturismo chiedono all’AGCM regole più rigide e uniformi contro le false recensioni online

22 Lug 2026 - 09:05
Recensioni online, FIPE e associazioni del turismo chiedono regole uniformi

ENTI E CONSORZI - FIPE, Federalberghi, FIAVET e FTO, aderenti a Confcommercio Imprese per l’Italia, insieme con Assoturismo-Confesercenti, chiedono una revisione sostanziale dello schema di Linee Guida predisposto dall’AGCM sulle recensioni online. Le associazioni, tra le più rappresentative dei settori Horeca e Turismo italiano, sono intervenute con una posizione comune nella consultazione pubblica avviata dall’Antitrust, ritenendo necessari correttivi per rendere il testo coerente con lo spirito della Legge sulle PMI.

Una delle principali criticità riguarda la distinzione prevista dall’AGCM tra i professionisti che pubblicano direttamente le recensioni e le piattaforme che ospitano giudizi relativi a servizi offerti da soggetti terzi. Secondo le associazioni, questa differenziazione non trova fondamento nella Legge sulle PMI, che stabilisce invece un regime unico. Anche dal punto di vista del consumatore, l’esigenza di affidabilità non cambia: chi consulta le recensioni online non percepisce le diverse qualificazioni giuridiche e si aspetta lo stesso livello di trasparenza da qualsiasi sistema. La richiesta è quindi quella di introdurre regole uniformi, evitando zone franche.

Le osservazioni riguardano anche le recensioni “incentivate”. Lo schema dell’AGCM prevede obblighi di trasparenza giudicati insufficienti, mentre l’articolo 19 della Legge sulle PMI ne stabilisce l’illiceità assoluta. Sconti, regali e promesse di utilità, sottolineano le sigle, compromettono la spontaneità dei giudizi e costituiscono pratiche manipolatorie già condannate dalla Commissione europea. Per questo viene richiesto il divieto totale delle recensioni incentivate, oltre alla separazione delle sponsorizzazioni pubblicitarie dal calcolo del rating complessivo delle attività.

Un altro punto contestato è la possibilità di stipulare accordi tra piattaforme per lo scambio di recensioni definite “genuine”. La legge vieta in modo assoluto la cessione a qualsiasi titolo e, secondo le associazioni, l’introduzione di deroghe non chiaramente definite potrebbe favorire la nascita di un mercato opaco. Sul piano operativo, viene inoltre sollecitato l’inserimento di un riferimento preciso alla base giuridica necessaria per trattare i dati personali utilizzati nei controlli antifrode, come indirizzi IP, mail di conferma e registrazioni. L’obiettivo è evitare che i colossi del web possano richiamarsi alla normativa sulla privacy per non attivare adeguati sistemi di verifica.

Particolare attenzione viene riservata anche al posizionamento delle recensioni, che incide sulla visibilità delle aziende quanto il contenuto dei singoli giudizi. Richiamando la sanzione da 4 milioni di euro inflitta a Trustpilot per la gestione opaca dei propri sistemi, le associazioni chiedono che siano resi pubblici i criteri utilizzati dagli algoritmi e i relativi pesi di calcolo.

Una recensione, viene ribadito, dovrebbe essere considerata lecita soltanto quando è verificata, pubblicata entro 30 giorni dall’esperienza reale e non ha superato i due anni di vita. Lo schema dovrebbe inoltre vietare i punteggi anonimi privi di una motivazione scritta, che non consentono alle imprese di esercitare il diritto di replica, e prevedere canali di segnalazione immediata per la rimozione dei contenuti illeciti, in linea con il Digital Services Act.

Per le associazioni, le recensioni online non possono più essere considerate semplici commenti, ma rappresentano un driver essenziale per il business. I giudizi non genuini, sia negativi sia positivi, incidono direttamente sui bilanci delle aziende e alterano il confronto concorrenziale. Le Linee Guida dovrebbero quindi eliminare queste distorsioni e assicurare un ambiente digitale sicuro per imprenditori e consumatori, in piena coerenza con la Legge 34/2026.

Pur riconoscendo la tempestività dell’intervento dell’Autorità nel contrastare un fenomeno che condiziona il mercato, le sigle firmatarie ritengono che il testo sottoposto a consultazione, nella sua formulazione attuale, rischi di ridurre l’efficacia del provvedimento.

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