Saporì, la pizza del Grand Hotel Angiolieri: quando la tradizione incontra l’ospitalità

Saporì interpreta la pizza napoletana con impasti in continua evoluzione, materie prime selezionate e un dialogo costante con la cucina stellata

16 Lug 2026 - 14:45
Saporì, la pizza del Grand Hotel Angiolieri: quando la tradizione incontra l’ospitalità

PIANETA PIZZA - Affacciato sul mare di Seiano, alle porte della Penisola Sorrentina, il Grand Hotel Angiolieri ha costruito negli anni un progetto gastronomico capace di parlare linguaggi diversi. Accanto a L’Accanto, il ristorante guidato dallo chef Fabrizio De Simone, convivono la proposta dedicata alla cucina della tradizione e, dal 2016, Saporì, la pizzeria che completa il racconto della gastronomia napoletana senza rinunciare alla propria identità.

Quando nasce, quasi dieci anni fa, una pizzeria all’interno di un hotel cinque stelle rappresenta ancora una scelta poco comune, soprattutto in Campania. L’idea, però, non è quella di trasformare la pizza in un prodotto di lusso, ma inserirla in un progetto di ospitalità più ampio, capace di valorizzarne la storia, il territorio e il carattere profondamente popolare.

«Volevamo offrire una panoramica completa della tradizione gastronomica napoletana», racconta Fabio Di Santo, restaurant manager del Grand Hotel Angiolieri. «Avevamo già il ristorante gastronomico e quello dedicato alla cucina tradizionale. Con Saporì abbiamo chiuso il cerchio, dando una nostra interpretazione della pizza».

L’identità della pizzeria nasce proprio da questo equilibrio. Da un lato il contesto di un albergo cinque stelle, con un servizio attento, una carta dei vini costruita in sinergia con il team del ristorante stellato e una cura dell’accoglienza che appartiene all’hôtellerie di alto livello; dall’altro la volontà di mantenere la pizza un prodotto accessibile. «Per noi deve restare democratica», sottolinea Disanto. «La qualità passa dalla ricerca sugli ingredienti e dal lavoro che c’è dietro ogni preparazione, non da un posizionamento elitario».

Una scelta che si riflette anche nella proposta. Accanto ai grandi classici della tradizione napoletana trovano spazio pizze che valorizzano materie prime campane, prodotti Dop e topping costruiti con la stessa attenzione riservata alla cucina. L’impasto rimane il punto di partenza: leggero, equilibrato e pensato per accompagnare ingredienti che non cercano l’effetto scenografico, ma l’armonia dei sapori.

A guidare questo lavoro è Fernando Speranza. Siciliano di origine, dopo gli studi parte per Londra, dove entra nel mondo della pizza iniziando dal gradino più basso, come lavapiatti. È lì che scopre il mestiere, cresce professionalmente e impara a gestire ritmi di lavoro intensi all’interno di una pizzeria napoletana. La pandemia lo riporta in Italia, dove matura nuove esperienze tra Castellammare di Stabia e Pompei prima di approdare al Grand Hotel Angiolieri, del quale oggi vive la terza stagione.

Più che il curriculum, però, a definirlo è il metodo. «Continuo a studiare», racconta. La ricerca sugli impasti, lo studio delle farine, le sperimentazioni sulla pizza in pala e sul padellino fanno parte di un percorso che considera ancora aperto. Tra le figure che hanno contribuito alla sua crescita cita il maestro Bonetta, dal quale ha imparato soprattutto un approccio alla professione. «Non ti insegna una ricetta. Ti fa capire i processi, il perché delle cose. Da lì nasce la voglia di fare ricerca e trovare una propria identità».

Lo stesso spirito anima il confronto quotidiano con Fabrizio De Simone. Tra il pizzaiolo e lo chef si è sviluppato negli anni un dialogo continuo che va ben oltre la definizione dei topping. Si parla di materia prima, di tecniche, di gestione degli ingredienti e di sostenibilità. «Da Fabrizio ho imparato tantissimo», spiega Speranza. «Anche il recupero delle lavorazioni può diventare un’opportunità: dagli scarti di una verdura possono nascere una crema, una polvere o un elemento capace di arricchire una preparazione». Uno scambio reciproco, nel quale la cucina guarda al mondo degli impasti e la pizza si lascia contaminare dalla sensibilità gastronomica dello chef.

Questa apertura al confronto rappresenta uno dei tratti distintivi del progetto. Nel corso dell’anno Saporì organizza eventi che coinvolgono chef, sommelier, bartender e pizzaioli ospiti, trasformando la pizzeria in un laboratorio di idee oltre che in un luogo di ristorazione. Una filosofia condivisa da tutta la brigata dell’hotel, dove le competenze circolano tra i diversi reparti e contribuiscono alla crescita del gruppo.

Il risultato si misura anche nei numeri: ci si aspetterebbe una clientela composta prevalentemente dagli ospiti dell’hotel ma la realtà racconta altro. Circa il 90% delle persone che siedono ai tavoli di Saporì arriva dall’esterno. Sono clienti della Penisola Sorrentina, di Castellammare di Stabia, di Pompei e dei comuni vicini che hanno scelto di farne un punto di riferimento durante tutto l’anno. È il riconoscimento più importante: essere riusciti a costruire una destinazione gastronomica capace di vivere di luce propria, pur facendo parte di un grande progetto di ospitalità.

In un momento in cui sempre più alberghi investono nella ristorazione, Saporì dimostra che la sfida non consiste nel rendere esclusiva la pizza, ma nel valorizzarla attraverso il servizio, il dialogo tra professionalità diverse e una ricerca costante che non perde mai di vista le proprie radici. Perché anche all’interno di un cinque stelle, la pizza continua a essere, prima di tutto, un patrimonio popolare.

Saporì – Pizza e qualcos’altro
Grand Hotel Angiolieri
Via Santa Maria Vecchia, 2
Seiano di Vico Equense

Saporì, la pizza del Grand Hotel Angiolieri: quando la tradizione incontra l’ospitalità
Saporì, la pizza del Grand Hotel Angiolieri: quando la tradizione incontra l’ospitalità
Saporì, la pizza del Grand Hotel Angiolieri: quando la tradizione incontra l’ospitalità
Saporì, la pizza del Grand Hotel Angiolieri: quando la tradizione incontra l’ospitalità
Compila il mio modulo online.