Super Tuscan: ritornano centrali in un mercato secondario sempre più concentrato

I Super Tuscan tornano centrali nel mercato secondario dei fine wines italiani, mentre cresce la concentrazione del valore su poche etichette

13 Apr 2026 - 10:53
Super Tuscan: ritornano centrali in un mercato secondario sempre più concentrato

BUSINESS & MERCATO - Nel pieno di una fase di contrazione che da oltre tre anni attraversa il mercato globale dei fine wines, la Toscana si muove in controtendenza solo in apparenza. I dati più recenti diffusi da Liv-ex mostrano infatti un quadro più articolato: non una crescita diffusa, ma una tenuta selettiva, che si costruisce attraverso una progressiva concentrazione del valore.

L’indice che raccoglie i principali vini italiani scambiati sul mercato secondario ha mantenuto una relativa stabilità rispetto al calo registrato in altri segmenti. Questa dinamica sarebbe attribuibile in larga parte ai vini toscani, mentre il Piemonte, caratterizzato da etichette mediamente più costose e rare, avrebbe subito una contrazione più marcata.

Il dato trova riscontro anche nell’evoluzione della quota della Toscana sul valore degli scambi, che nel tempo mostra una tendenza alla crescita, pur con oscillazioni, segnale che, nelle fasi di mercato più selettive, il peso tende a concentrarsi progressivamente su alcuni territori e, al loro interno, su un numero limitato di etichette. 

Andamento dell’indice Italy 100 e quota della Toscana sul valore scambiato: la crescita del peso relativo della regione segnala una progressiva concentrazione del mercato dei fine wines italiani. Fonte: Liv-ex

All’interno della Toscana, tuttavia, il dato più rilevante non è tanto la stabilità complessiva quanto la sua distribuzione. Alcune etichette iconiche continuano a performare positivamente, sostenute sia da un apprezzamento dei prezzi sia da una domanda effettiva sul mercato. Tra queste, Masseto si confermerebbe tra i riferimenti più solidi, con diverse annate recenti e storiche in crescita su base annua e con livelli di scambio che ne supportano il posizionamento.

Se però si amplia lo sguardo, emerge una dinamica più stringente. Nel corso dell’anno sarebbero stati scambiati oltre 150 vini toscani, ma una quota estremamente ridotta di etichette concentrerebbe la quasi totalità del valore. Nove vini, secondo i dati, rappresenterebbero oltre l’80% del volume economico generato dagli scambi. Un dato che, se confrontato con gli anni precedenti, evidenzierebbe una progressiva riduzione del numero di referenze in grado di incidere realmente sul mercato.

In altri termini, il mercato non starebbe premiando in modo uniforme il sistema Toscana, ma tenderebbe a riconoscere valore a un numero sempre più ristretto di nomi, rafforzando una polarizzazione già evidente negli anni passati. I cosiddetti “Super Tuscan”, forti di una costruzione di brand consolidata a livello internazionale, continuerebbero a intercettare domanda anche in una fase di rallentamento, mentre la fascia più ampia della produzione risentirebbe maggiormente della contrazione.

Questa dinamica si inserisce in un contesto più ampio in cui il mercato dei fine wines appare sempre meno espansivo e sempre più selettivo. La crescita non sembra più passare da un allargamento della base, ma da una ridefinizione dei criteri di accesso al valore, in cui reputazione, riconoscibilità e liquidità di mercato diventano variabili determinanti.

In questo scenario, la Toscana sembrerebbe confermare una capacità di tenuta superiore ad altri territori italiani, ma al prezzo di una crescente concentrazione interna. Un equilibrio che, più che indicare una fase di espansione, suggerisce un processo di selezione in atto, destinato a incidere non solo sulle dinamiche di mercato, ma anche sulle strategie produttive e di posizionamento dei territori.

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