Vinaltum cresce a Bolzano tra territorio, ascolto e convivialità
Si è conclusa la terza edizione di Vinaltum. A Bolzano oltre ottanta produttori, masterclass e degustazioni in un format tra vino, territorio e pubblico.
EVENTI - Si è conclusa la terza edizione di Vinaltum, manifestazione dedicata al vino italiano e internazionale che il 17 e 18 maggio ha animato gli spazi di Castel Mareccio, storica residenza medievale circondata dai vigneti di Lagrein nel cuore di Bolzano.
Per la prima volta dalla nascita dell’evento, Vinaltum ha scelto di trasferirsi nel centro della città altoatesina, spostandosi in uno dei luoghi storicamente più legati al commercio del vino del territorio. Una scelta che ha segnato anche un cambio di passo nella costruzione della manifestazione, nata da un’idea di Danilo D’Ambra, Luciano Rappo e Rinaldo Hauser, con la collaborazione di Pietro Cormaci.

Da Sinistra Luciano Rappo Danilo D'Ambra Pietro Comaci Rinaldo Hauser
Dopo le prime edizioni organizzate fuori dal centro cittadino, il trasferimento a Bolzano ha permesso all’evento di consolidare una rete di collaborazioni con alcune realtà dell’ospitalità e del lifestyle altoatesino, dal Goldenstern Townhouse a Castel Hörtenberg fino a Franz Kraler, insieme alla collaborazione con FISAR Alto Adige.
Per due giorni Castel Mareccio ha ospitato oltre ottanta produttori italiani e internazionali, degustazioni guidate, masterclass e incontri dedicati sia agli operatori del settore sia al pubblico degli appassionati. La giornata di domenica è stata aperta al pubblico, mentre il lunedì si è concentrato maggiormente sulla presenza di buyer, ristoratori, sommelier e professionisti horeca.
Tra le aziende presenti produttori provenienti da Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Toscana, Sicilia e Stati Uniti, accanto a distributori come Proposta Vini e Partesa, coinvolti anche attraverso approfondimenti dedicati ai territori e ai vitigni PIWI.
Accanto ai banchi d’assaggio, il programma ha incluso anche momenti di approfondimento costruiti più come occasioni di confronto che come lezioni frontali. Le masterclass e i wine talk hanno affrontato temi legati ai territori, alle verticali storiche e all’evoluzione di alcuni vitigni, dalla Franciacorta de Le Marchesine alla Barbera Superiore de La Ghersa, fino alla verticale dedicata al Solaris Piwi di Werner Morandell. Un’impostazione coerente con l’approccio scelto dalla manifestazione: ridurre il tecnicismo esasperato e riportare la degustazione dentro una dimensione più dialogica e condivisa.


Attraversando gli spazi del castello durante le degustazioni, emergeva con una certa chiarezza la direzione che Vinaltum sta cercando di costruire: un formato più raccolto, meno legato alla dimensione fieristica tradizionale e più orientato alla relazione diretta tra produttori, operatori e pubblico.
«Mi piace pensare che questo diventi un salotto del vino», racconta Luciano Rappo, figura storica del settore e tra i fondatori della manifestazione. «Oggi servono eventi dove ci si possa fermare, parlare, capire.»
Per questo Vinaltum punta su una selezione costruita più sull’identità delle aziende che sulla quantità delle presenze. «Non cerchiamo il produttore più famoso», osserva. «Ci interessa chi riesce davvero a rappresentare un territorio, un carattere, un’identità precisa.».
La riflessione attraversa anche le parole di Danilo D’Ambra, presidente FISAR Bolzano e Bassa Atesina, che individua soprattutto in un cambiamento culturale uno dei nodi attuali del settore.
«Una volta al centro della tavola c’era sempre una bottiglia di vino. Oggi non è più così. Sono cambiati i tempi della convivialità e anche il rapporto quotidiano con il vino».
Da qui la scelta di lavorare su linguaggi più accessibili e meno verticali. «Siamo tutti sommelier, lavoriamo nel settore, ma il vino deve poter essere davvero di tutti».
L’idea di alleggerire il tecnicismo emerge anche in “Calice Maestro”, progetto dedicato soprattutto ai più giovani: piccoli gruppi accompagnati dai sommelier direttamente tra i produttori per costruire un approccio meno intimidatorio e più dialogico alla degustazione.

«Quello che ci ha colpito è stata soprattutto la preparazione e la curiosità dei ragazzi», spiega Rinaldo Hauser. «Si dice spesso che i giovani si stiano allontanando da questo mondo, ma qui a Vinaltum abbiamo visto persone che volevano capire, fare domande, approfondire».
Hauser insiste soprattutto sulla dimensione conviviale del vino. «Se continuiamo a parlarne soltanto in maniera tecnica o autoreferenziale rischiamo di perdere il contatto con le persone».
Anche Pietro Cormaci sottolinea il valore della ricerca e della scoperta nella costruzione dell’evento. «Ci piace selezionare produttori magari meno presenti nelle carte vini o nelle enoteche, aziende che abbiano qualcosa da raccontare dal punto di vista territoriale e culturale».
Dentro Castel Mareccio, tra degustazioni che si allungano oltre gli orari ufficiali e conversazioni che si spostano naturalmente dai vini ai territori, Vinaltum sembra così cercare una propria direzione precisa: meno esposizione fieristica, più tempo di ascolto e relazione.
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