Vino e salute, il confronto scientifico invita a superare le semplificazioni

Il dibattito su vino e salute si arricchisce di nuove evidenze: al centro il ruolo del consumo moderato e il contesto della dieta mediterranea

29 Apr 2026 - 10:02
Vino e salute, il confronto scientifico invita a superare le semplificazioni

NOTIZIE E DINTORNI - Il rapporto tra consumo di vino e salute torna al centro del dibattito scientifico, con un richiamo alla necessità di superare letture semplificate che tendono a considerare il vino esclusivamente come fonte di alcol, senza tener conto del contesto alimentare e culturale in cui viene consumato.

Il tema è stato al centro di un confronto promosso dall’Accademia di Medicina di Torino, dedicato alla “Moderata assunzione di vino e salute”, che ha visto intervenire Attilio Giacosa, presidente dell’Istituto per la Ricerca su Vino, Alimentazione e Salute (Irvas), ed Emanuele Albano, professore di Patologia Generale all’Università del Piemonte Orientale, con la moderazione di Giuseppe Poli dell’Università di Torino.

Come argomenta Giacosa nel suo intervento, il consumo moderato di vino in età adulta, soprattutto durante i pasti e all’interno di un modello alimentare mediterraneo, si associa a una riduzione del rischio di mortalità generale e a una minore incidenza di malattie cardiovascolari, demenza e diabete. Il tema oncologico richiede tuttavia un inquadramento più preciso: se è corretto indicare l’alcol come fattore di rischio per alcune forme di cancro, è altrettanto necessario distinguere tra abuso e consumo moderato.

Il rischio, infatti, è legato all’assunzione eccessiva e prolungata nel tempo, mentre il consumo moderato inserito in uno stile di vita equilibrato non può essere assimilato a queste condizioni. Restano comunque situazioni specifiche, come nel caso di donne con predisposizione al tumore al seno, in cui l’indicazione è quella di evitare completamente l’alcol: "trasformare questo principio in una regola universale per tutti non è scientificamente corretto. Il punto è sempre lo stesso: semplificare troppo significa perdere di vista la realtà dei dati" ha dichiarato Giacosa

Un punto condiviso anche da Albano, che sottolinea come il consumo eccessivo rappresenti un fattore di rischio accertato, ma evidenzia la necessità di considerare livelli e modalità di assunzione. Gli effetti dell’alcol sulla salute sono infatti dose-dipendenti e influenzati da variabili come durata dell’esposizione, caratteristiche individuali e contesto.

"Nel caso del vino - sottolinea Albano - siamo di fronte a una matrice complessa: oltre all'etanolo contiene componenti bioattivi, come i polifenoli, il cui ruolo è ancora oggetto di studio ivi inclusi gli effetti sul microbiota intestinale. Questo non consente conclusioni semplificate, ma richiede un approccio prudente e basato sull'insieme delle evidenze disponibili".

Le ricerche più recenti contribuiscono a delineare un quadro articolato. Lo studio “The Unfinished Debate on Wine and Other Alcoholic Beverages: Conflicting Evidence, Public Health Messages and the Missing Trial”, pubblicato su Nutrients nel febbraio 2026, evidenzia come il consumo di vino durante i pasti e all’interno della dieta mediterranea presenti un profilo distinto rispetto ad altre modalità di assunzione di bevande alcoliche.

Sul fronte della mortalità generale, il rapporto della National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine (Nasem) indica che nei consumatori moderati si osserva una riduzione del rischio fino al 16% rispetto ai non bevitori, percentuale che nelle donne arriva al 23%, in gran parte legata alla prevenzione delle patologie cardiovascolari.

Ulteriori elementi arrivano da uno studio presentato il 28 marzo 2026 all’American College of Cardiology, basato su oltre 340mila adulti seguiti per più di 13 anni. L’analisi evidenzia una riduzione del rischio di mortalità cardiovascolare nei consumatori moderati di vino rispetto agli astemi, mentre il rischio risulta più elevato tra i consumatori di altre bevande alcoliche e cresce ulteriormente nei casi di consumo eccessivo.

In questo contesto, la relazione tra consumo di vino e salute viene spesso descritta attraverso una “curva a J”, in cui il rischio risulta inferiore a livelli moderati rispetto all’astensione, per poi aumentare con quantità più elevate.

Per superare i limiti degli studi osservazionali, la ricerca si sta orientando verso nuovi modelli. Tra questi il progetto Unati, coordinato dall’Università di Navarra e finanziato dallo European Research Council, che coinvolgerà oltre 10mila partecipanti con l’obiettivo di confrontare direttamente gli effetti dell’astensione totale con quelli del consumo moderato di vino all’interno di uno stile alimentare mediterraneo.

Secondo Irvas, è proprio questo il tipo di approccio necessario per affrontare il tema con maggiore rigore.  "È necessario superare la formula del 'rischio sempre e comunque' - conclude il professor Attilio Giacosa - e adottare una valutazione integrata rischio-beneficio, che tenga conto del profilo individuale, del contesto alimentare, dello stile di vita e della tipologia di bevanda alcolica, della quantità e modalità di consumo. La scienza chiede di valutare con precisione vantaggi e rischi, perché solo così è possibile offrire ai cittadini un'informazione corretta e indicare ai responsabili della salute pubblica linee guida comportamentali basate sulle evidenze".

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