Zuccheraggio nelle AOC: la risposta francese alle pressioni del mercato
La Francia apre allo zuccheraggio post fermentazione nei vini AOC in una fase di crisi dei consumi. Una scelta che interroga il sistema vino europeo

VINI E SPUMANTE - La crisi dei consumi di vino continua a pesare sul settore vitivinicolo europeo e i grandi Paesi produttori si trovano a dover gestire una situazione sempre più critica.
La Francia prova a farvi fronte con scelte che stanno facendo discutere, in particolare quella dell’INAO (Institut national de l’origine et de la qualité) di autorizzare lo zuccheraggio anche per i vini AOC (Appellation d’Origine Contrôlée), equivalenti francesi delle DOP (Denominazioni di Origine Protetta).
Il provvedimento arriva in una fase di forte contrazione del mercato (soprattutto per i rossi) e di crescente difficoltà per alcune delle principali aree produttive, chiamate oggi a confrontarsi con un consumo in calo e con un pubblico sempre più distante dai modelli tradizionali del vino.
Il perimetro della misura è semplice nella sua definizione. Finora lo zuccheraggio era ammesso per i vini IGP e per lo Champagne. La novità riguarda l’estensione della possibilità anche ai vini fermi AOC, cioè al livello più identitario del sistema delle denominazioni francesi.
Non si tratta dell’aggiunta di zucchero durante la fermentazione per aumentare il grado alcolico, pratica vietata in Italia e in altri Paesi dell’Europa meridionale. La misura, anch’essa vietata nel Belpaese, riguarda invece una fase successiva alla fermentazione e consente un’aggiunta limitata di zucchero con l’obiettivo di rendere i vini meno secchi e più equilibrati dal punto di vista gustativo andando a smussare tannini e acidità.
La normativa stabilisce soglie precise: il residuo zuccherino nel vino finito non potrà superare i 9 grammi per litro e l’intervento non potrà avvenire prima del 1° novembre di ogni anno. Lo zucchero utilizzabile deve essere di origine viticola, attraverso mosto concentrato o mosto concentrato rettificato, e deve provenire dalla stessa area di produzione del vino. Non è quindi ammesso il ricorso a zuccheri esterni alla filiera dell’uva.
A spingere verso questa apertura sono state soprattutto alcune aree, in particolare Bordeaux, da tempo alle prese con una crisi strutturale dei consumi, soprattutto per i vini rossi, che ha portato anche a interventi drastici come l’estirpazione dei vigneti. Per Bordeaux, l’eventuale applicazione della misura sarebbe ancora più restrittiva, con un limite massimo di 7 grammi per litro di zucchero residuo. Interesse è stato manifestato anche dalla Côtes-du-Rhône.
Prima che la nuova possibilità diventi operativa, sarà necessario modificare i disciplinari di produzione delle singole denominazioni. A partire da febbraio, le AOC francesi saranno chiamate a decidere se recepire o meno la misura. È in questo passaggio che la scelta assumerà un peso concreto e differenziato, con esiti potenzialmente diversi da territorio a territorio.
Resta da capire se questa apertura rappresenti una misura temporanea per assorbire la crisi o l’avvio di un nuovo equilibrio competitivo. È su questo piano, più che sul singolo intervento tecnico, che si misureranno gli effetti reali della decisione sul sistema del vino europeo.
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