Bar Leone, il bar italiano di Hong Kong numero uno al mondo

In attesa di partire per Amsterdam e la prima edizione europea dei 50 Best Bars, Nicole Cavazzuti intervista il fondatore di Bar Leone Lorenzo Antinori.

26 Giu 2026 - 15:48
Bar Leone, il bar italiano di Hong Kong numero uno al mondo

BAR & WINE - Bar Leone di Hong Kong, numero uno del mondo 2025, è uno dei locali più divertenti che abbia visitato negli ultimi anni. Varcarne la soglia significa ritrovarsi dentro un bar italiano di quartiere dei primi anni Ottanta, con videogiochi, musica leggera, poster, cimeli, insegne vintage e buoni drink.

In attesa dei 50 best bars europei ad Amsterdam, il pensiero torna a Hong Kong

In attesa di volare ad Amsterdam per scoprire i migliori bar d’Europa — la prima cerimonia nella storia di Europe’s 50 Best Bars sarà il 30 giugno — il pensiero torna alla mia visita da Bar Leone, cocktail bar fondato dall’italiano Lorenzo Antinori.

Ci sono stata due volte: la sera prima della vittoria e poi di nuovo due giorni dopo, nel pomeriggio, quando il titolo di miglior bar del mondo era già realtà.

A nemmeno 48 ore dal mio arrivo in città, l’ho visitato in tarda serata in compagnia del mio ex direttore di C6 TV e, nonostante la stanchezza, mi sono fermata per ben due drink, complici la musica, l’atmosfera informale e quella leggerezza contagiosa che raramente si trova nei locali molto celebrati.

La seconda visita, invece, dopo pranzo, per intervistare a caldo Lorenzo a un giorno dalla vittoria.

L’intervista a Lorenzo Antinori

«Bar Leone è un grande contenitore di cultura pop», mi ha raccontato Antinori. «Volevamo che il bar, gli interni e l’anima stessa del locale fossero circondati da stampe, memorabilia, vecchi poster cinematografici e oggetti legati al nostro passato».

Per Antinori, insomma, Bar Leone doveva essere una casa.

«L’idea era ricreare un’atmosfera nostalgica», ha spiegato. «Per me il bar doveva essere un salotto. Un posto in cui le persone potessero entrare, abbassare la guardia, sentirsi subito a proprio agio e godersi l’esperienza senza rigidità».

Un salotto italiano tra poster, Campari Soda e Totti

Il contrasto è potente. Fuori ci sono i vicoli trafficati di Hong Kong, pieni di insegne, scalinate, grattacieli e residui di giungla. Dentro, invece, siamo in Italia, in un bar di quartiere anni Ottanta: pavimento a piccole tessere bianche e nere, tavolini raccolti, sedie da bistrot, boiserie color legno, lampade calde, armadi vetrina, pareti piene di cornici, fotografie, poster e insegne.

Non mancano una maglia di Totti numero 10 incorniciata come reliquia pop e una vecchia macchinetta da sala giochi, uno di quei cabinati arcade anni Ottanta che sembrano usciti da un bar di provincia.

«Volevamo riportare dentro il locale anche quel tipo di memoria», mi ha detto Lorenzo. «Non solo i poster, non solo le bottiglie o le insegne, ma anche gli oggetti che appartenevano al nostro immaginario quotidiano».

La musica come porta d’ingresso

La colonna sonora è una delle chiavi del successo di Bar Leone.

«La musica è fondamentale», ha confermato Antinori. «Non è un sottofondo qualunque. È una parte dell’esperienza».

La playlist è costruita su grandi brani italiani, canzoni che appartengono alla memoria collettiva: Mina, Lucio Battisti, Lucio Dalla. Per un italiano è un ritorno a casa. Per un cliente di Hong Kong o per un viaggiatore internazionale è una porta d’ingresso in un mondo.

Anche senza capire tutte le parole, si percepisce la gioia un po’ scomposta che fa parte della cultura italiana.

I grandi classici, fatti come si deve

Che cosa si beve nel miglior bar del mondo?

«I grandi classici, fatti come si deve e qualche signature».

Sulla lavagna accanto al bancone sono proposti Sazerac, Vieux Carré, Hanky Panky, Daiquiri, Stinger, Between the Sheets. Cocktail classici, eleganti e non scontati.

Quanto alle proposte della casa, si va dal Bicycletta Spritz al Filthy Martini, dal Milan with a View all’Olive Oil Sour.

La spina vintage del Vecchio Amaro del Capo

Divertente è anche l’erogatore alla spina di Vecchio Amaro del Capo, servito a -20 gradi, come da rituale.

Lorenzo l’ha cercato ovunque: voleva un modello originale degli anni Ottanta, non una semplice riproduzione.

«Per noi quella macchina è quasi un simbolo. È un oggetto pop, immediato, riconoscibile. Racconta un’abitudine italiana molto precisa: il dopo cena, l’amaro freddissimo, il gesto semplice di bere qualcosa insieme».

La focaccia con la mortadella

Il cibo segue la stessa logica. Nessun fine dining, nessun finger food pretenzioso.

Il menu parla la nostra lingua: olive affumicate, crostini, arancini, meatball marinara, Italian Fried Chicken, tortellini mac and cheese, fries arrabbiata. Ma il piatto più famoso è la focaccia con la mortadella, servita con whipped ricotta e pickled chillies.

In fondo alla carta, una frase riassume perfettamente lo spirito del locale: “Mortadella cured my life”.

L’ho assaggiata e posso confermare che è migliore di molte focacce alla mortadella di Bologna.

Perché Bar Leone piace così tanto

Alla fine, il successo di Bar Leone sta nella sua doppia lettura.

Per l’italiano — expat, viaggiatore o semplice nostalgico — il bar funziona come un rifugio emotivo. Il cabinato arcade, i poster, la colonna sonora di Lucio Dalla, il rito dell’amaro a fine pasto e la focaccia con la mortadella costruiscono uno spazio familiare, immediato, rassicurante.

Per il pubblico internazionale, invece, diventa un’immersione in un Made in Italy genuino. 

Lorenzo Antinori ha preso l’Italia più musicale, pop, golosa e sentimentale, e l’ha portata a Hong Kong senza snaturarla.

Bar Leone è un bar semplice. Ed è proprio qui che sta la sua forza.

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