La formula è tanto semplice quanto radicale: tutti sono ospiti. Nessuno arriva per occupare un tavolo già definito e non vengono accettati gruppi numerosi. Nella maggior parte dei casi, non più di due persone si conoscono tra loro. Una scelta precisa, pensata per favorire nuove connessioni e trasformare la tavola in uno spazio di dialogo spontaneo.
Dietro la costruzione organizzativa della serata c’è anche il lavoro di Francesca Marcheschi e del suo team, presenza storica del format sin dalla sua nascita.
Le anime del progetto: Schira, Presso e Sabir
Dietro al successo di questa serata c’è l’incontro tra tre identità forti, capaci di trasformare una cena in un’esperienza immersiva.
Roberta Schira è l’anima culturale del format. Firma autorevole del giornalismo enogastronomico italiano e penna del Corriere della Sera, da anni indaga il gusto non solo come esperienza sensoriale, ma come linguaggio sociale. Con “Di Gusto”, questa visione prende forma: il cibo smette di essere solo estetica e diventa occasione di dialogo, relazione e scoperta.
Presso Milano è la cornice ideale. Non un ristorante tradizionale, ma uno spazio polifunzionale pensato come una casa evoluta: ambienti di design, cucine a vista e salotti accoglienti, dove eventi privati, aziendali e culturali trovano una dimensione più intima e libera.
L’idea alla base di Presso nasce da una domanda semplice: quante persone oggi avrebbero voglia di organizzare una cena, un incontro o un evento, ma non dispongono dello spazio, del tempo o della struttura per farlo? Presso prova a colmare proprio questo vuoto contemporaneo, offrendo ambienti e servizi che permettono di vivere momenti conviviali senza le rigidità dell’ospitalità tradizionale. È il luogo perfetto per un format che fa della convivialità il suo manifesto.
Sabir, nel cuore di Palermo, rappresenta invece l’anima liquida della serata. Più che un cocktail bar, è un laboratorio mediterraneo di miscelazione d’autore. Sergio Mannino e il suo team costruiscono drink list come mappe sensoriali, dove spezie, agrumi, erbe aromatiche e fermentazioni raccontano storie di mare, scambi e contaminazioni.
L’incontro tra Roberta Schira e Sabir nasce da una scoperta personale, da uno di quei passaggi di voce che nel mondo gastronomico anticipano spesso guide e riconoscimenti ufficiali. Prima ancora dell’attenzione della critica di settore, infatti, il progetto di Sergio Mannino aveva già iniziato a circolare tra chi osserva con attenzione la nuova scena gastronomica e della mixology italiana, grazie a una visione capace di andare oltre la tecnica e trasformare il cocktail in racconto culturale.
Roberta Schira racconta di essere rimasta colpita dalla “follia creativa” di Sergio Mannino: una visione capace di unire tecnica, memoria e narrazione mediterranea in una miscelazione profondamente identitaria.
Negli anni Sabir si è affermato come uno degli indirizzi più interessanti della mixology contemporanea italiana. Il cocktail bar palermitano è stato citato nella guida Blu Blazer, riferimento autorevole per il mondo della miscelazione d’autore, ed è presente anche nella guida ai migliori cocktail bar d’Italia di Bargiornale, riconoscimenti che confermano la solidità della ricerca portata avanti da Sergio Mannino sul Mediterraneo come linguaggio liquido, identitario e narrativo.
Milano incontra Palermo
La serata del 26 maggio, ospitata da Presso Milano, ha segnato un passaggio importante nella storia del format: per la prima volta Di Gusto ha aperto le proprie porte al mondo del cocktail food pairing, ospitando proprio Sabir. Partner dell’evento, Paesano e Agalìa.
Il percorso ha costruito un dialogo tra cucina contemporanea e miscelazione d’autore attraverso quattro pairing, nei quali i cocktail firmati da Sergio Mannino hanno accompagnato la cucina della chef Grazia Bua in un racconto profondamente mediterraneo.
Il nome Sabir richiama l’antica lingua franca parlata nei porti del Mediterraneo: un idioma ibrido nato dall’incontro tra culture, commerci e migrazioni. Ed è proprio questa idea di contaminazione che Mannino trasferisce nei suoi cocktail. Ogni drink diventa un racconto liquido che attraversa Sicilia, Nord Africa, Levante e Sud Europa.
La scelta di utilizzare esclusivamente ingredienti provenienti dal Mediterraneo non rappresenta un limite, ma un manifesto culturale. Ogni cocktail nasce infatti da un perimetro geografico preciso, trasformando botaniche, agrumi, spezie e fermentazioni in strumenti di racconto territoriale.
Con la nuova drink list “Scirocco”, Sabir conferma un approccio autoriale che ha consolidato la sua presenza tra i cocktail bar italiani più osservati dalla critica gastronomica e dal mondo della mixology contemporanea.
I partner: Paesano e Agalìa
Accanto a Sabir, protagonista della serata anche Paesano, progetto siciliano guidato da Giuseppe Cinquerrui, nato con l’obiettivo di trasformare il patrimonio agricolo dell’isola in un racconto liquido contemporaneo. Paesano lavora materie prime siciliane — dal fico d’India al carciofo di Niscemi, dal melone al limone — valorizzando filiera corta, stagionalità e lavorazioni artigianali.
Presente anche Agalìa, distillato siciliano di agave e botaniche mediterranee, protagonista di alcuni pairing del percorso degustazione.
Il menu della serata
Il menu ha interpretato la cucina siciliana in chiave contemporanea attraverso quattro portate abbinate ad altrettanti cocktail signature.
Primo pairing
Arancina al ragù di alici, finocchietto e zafferano, con cuore fondente di caciocavallo su crema di datterino giallo e peperoncino verde.
In accompagnamento, “Agave e Spine”, drink realizzato con Agalìa, Santa Spina riposata, Paesano al fico d’India e soda.
Secondo pairing
Cupoletta di anelletti alla norma con melanzana affumicata, ricotta salata, bucce fritte di melanzana e basilico.
In pairing, Negroni al carciofo, a base di gin, bitter all’origano e Paesano al carciofo.
Terzo pairing
Calamaro con farcia mediterranea, patata montata, erbe amare e sommacco.
In abbinamento, “Rosalia Gimlet”, con gin, cordial al vetiver e Paesano al limone.
Chiusura dolce
Gelo al melone, gelsomino e tuiles di mandorle.
In accompagnamento, “Zahara”, cocktail a base di bitter, vermouth, Paesano al melograno, infusione di pepe rosa, cardamomo e menta, completato da soda all’ibisco.
Con questa serata, Di Gusto conferma la propria capacità di evolversi senza perdere identità: creare connessioni inattese tra persone, territori e linguaggi gastronomici diversi. Palermo incontra Milano, il cocktail incontra la cucina d’autore e la convivialità torna a essere il centro dell’esperienza.
E spesso la serata non finisce davvero lì. Accade che gruppi di perfetti sconosciuti decidano di continuare insieme la notte, spostandosi nel locale ospite o trattenendosi ancora a parlare. È forse questo il successo più autentico di Di Gusto: trasformare una cena in una relazione temporanea, spontanea e reale.