HonestFood, a Milano il confronto su trasparenza ed equità nelle filiere agroalimentari
HonestFood e LIUC analizzano la filiera dell’olio: produzione in calo, costi in aumento e nuovi strumenti per misurare l’equità
ENTI E CONSORZI - Nella Sala Buzzati del Corriere della Sera a Milano si è svolto l’incontro “Nuovi equilibri di valore nelle filiere agroalimentari: il modello HonestFood”, promosso dall’associazione HonestFood. L’evento ha approfondito la generazione e la distribuzione del valore nelle filiere agroalimentari italiane e ha presentato la prima ricerca dell’Osservatorio HonestFood – LIUC Business School, dedicata alla filiera dell’olio extravergine di oliva.
L’incontro, aperto dai saluti istituzionali di Urbano Cairo, presidente di Cairo Communication e RCS MediaGroup, ha riunito istituzioni, università, imprese e organizzazioni della filiera. Il confronto si è concentrato sulle criticità del comparto e sulle possibili forme di collaborazione per modelli più equilibrati, sostenibili e trasparenti.
Filiera, territori e investimenti
Giacomo Pedranzini, presidente di HonestFood, ha richiamato la necessità di coinvolgere l’intera catena produttiva: “Se vogliamo davvero cambiare il sistema, dobbiamo coinvolgere e responsabilizzare tutti gli attori della filiera, in ottica di collaborazione e non contrapposizione”. Ha aggiunto: “Un cambiamento equilibrato e basato sul buon senso, deve partire prima di tutto dagli individui, come singoli esseri umani. Se non partiamo da lì, faremo molta più fatica”. Sul ruolo dei territori ha osservato: “La prima cosa da fare è non far morire le nostre filiere: se smettiamo di produrre sui nostri territori perché altrove i costi sono inferiori, diventiamo dipendenti da ciò che non controlliamo. Non si tratta solo di produrre cibo: si tratta di mantenere i territori e ciò è possibile solo dedicandoli all’agricoltura e all’allevamento”.
Nel videomessaggio, il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida ha indicato la “necessità di valorizzare i nostri oli, le 500 cultivar presenti in Italia, un patrimonio unico per qualità e diversità, difendendole da importazioni di qualità non sempre omogenea alle nostre. Quello olivicolo è un settore fondamentale, che garantisce non solo qualità del prodotto, ma qualità e tutela dell’ambiente e del territorio. Per sostenerlo, 300 milioni di euro del Coltivaitalia verranno dedicati esclusivamente a questo settore”. Gianfranco Comincioli, presidente di Federazione Coldiretti Lombardia, ha affermato: “Negli ultimi anni l’olivicoltura è stato un settore abbandonato a sé stesso, recentemente però grazie al ColtivaItalia si sta riprendendo il filo della corretta progettualità”. Alessandro Beduschi, assessore all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste di Regione Lombardia, ha rilevato che i giovani, “nonostante l’attrattività che può generare questo settore, fortemente vocato a una visione antica pur con un elevato grado di modernità , sono ancora molto difficili da reperire”. Comincioli ha inoltre sottolineato il tema della tracciabilità: “Vogliamo inserire il controllo molecolare, in altro modo non è possibile garantire la qualità di un prodotto e la soddisfazione di chi fa le cose veramente bene”.
Giacomo Pedranzini, presidente HonestFood
I dati sull’olivicoltura e il modello HonestFood
La ricerca dell’Osservatorio, presentata da Chiara Mauri, direttore dell’Osservatorio HonestFood – LIUC Business School, e da Andrea Venegoni, Associate Dean Research & Applications for Business della LIUC Business School, ha analizzato l’evoluzione della filiera olivicola italiana dal 1995. Lo studio rileva una produzione nazionale quasi dimezzata in trent’anni, una riduzione delle superfici coltivate, l’aumento dei costi e una maggiore volatilità del mercato. Nella survey tra gli operatori, l’incremento dei costi di produzione emerge come la principale criticità per la sostenibilità economica dell’olivicoltura.
La ricerca segnala anche il rischio di una perdita progressiva di capacità produttiva e di patrimonio agricolo, culturale e territoriale, anche per effetto del mancato ricambio generazionale. L’Osservatorio ha presentato un modello per misurare l’equità economica nelle filiere e rendere più trasparente la distribuzione del valore tra i soggetti coinvolti. Il lavoro ha portato alla prima bottiglia di olio certificata HonestFood, realizzata con Finoliva e CRAI. Il prodotto applica il modello dell’Osservatorio alla distribuzione del valore nella filiera e sarà disponibile nella distribuzione dal prossimo autunno.
Tavoli di lavoro e prossime filiere
Le due tavole rotonde hanno affrontato il passaggio dall’equità come principio a iniziative verificabili. Al confronto hanno partecipato Giangiacomo Ibba, amministratore delegato CRAI Secom, Paolo Pastore, direttore generale Fairtrade Italia, Giacomo Pedranzini e Lino Enrico Stoppani, presidente FIPE. Dal dibattito sono emerse proposte per rafforzare la trasparenza, valorizzare le produzioni di qualità e sviluppare collaborazioni tra produzione, distribuzione e consumatori. Fairtrade Italia sta valutando l’applicazione del proprio modello alle filiere dei Paesi sviluppati, con un progetto pilota ipotizzato sulla filiera del latte di montagna.
La sessione sulle prime applicazioni del modello HonestFood ha coinvolto Roberta De Natale di CRAI Secom, Benedetto Fracchiolla di Finoliva Global Service S.p.A. Società Benefit e Matilde Robustelli della Cuna di Latteria di Chiuro. In chiusura, Pedranzini ha confermato l’intenzione di estendere il lavoro dell’Osservatorio ad altre filiere strategiche del Made in Italy agroalimentare. Ha inoltre richiamato l’appello di Slow Food Italia, dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e delle Comunità Laudato Si’ per inserire l’educazione alimentare come insegnamento obbligatorio nelle scuole di ogni ordine e grado, in memoria di Carlo Petrini.






