Medusa, il nuovo gin albanese alla ricerca di un partner in Italia
Michele Calzolari presenta a Nicole Cavazzuti Medusa Gin. Scopri i dettagli del lancio e della produzione.
BAR & WINE - C’è una nuova etichetta che si muove tra le onde del Mediterraneo e le luci delle discoteche balcaniche, pronta a fare il salto verso il mercato italiano. Si chiama Medusa Gin ed è il progetto di Michele Calzolari, imprenditore italiano originario di Massa Carrara, oggi diviso tra Tirana e la costa, che ha deciso di trasformare un’intuizione in un brand dal respiro internazionale.
Le prime 6.000 bottiglie sono già realtà e segnano l’inizio di un percorso che punta dritto ai locali notturni e ai lounge bar, contesti in cui estetica e riconoscibilità contano quanto il prodotto stesso. Il gin si presenta con un profilo volutamente versatile, costruito su botaniche locali e impreziosito da ginepro toscano, in un equilibrio che richiama l’identità mediterranea ma guarda a un consumo moderno, orientato alla mixology.
Ma Medusa Gin non è solo un distillato: è un progetto strutturato, che unisce produzione, marketing e logistica. Dalle lampade luminose per bottiglie al merchandising pensato per i club, fino a una rete di trasporto già consolidata, ogni elemento è studiato per facilitare la distribuzione e rafforzare la presenza nei punti vendita.
E mentre il mercato albanese mostra segnali di crescita nel segmento dei cocktail, con il gin sempre più protagonista, l’obiettivo è chiaro: trovare un partner italiano capace di portare questo prodotto oltre l’Adriatico, trasformando un lancio locale in un’opportunità commerciale su scala più ampia.

Intervista a Michele Calzolari
Medusa Gin nasce in Albania ma ha un’anima anche italiana. Da dove parte il progetto?
«Nasce da un’idea molto semplice: creare un gin che fosse un omaggio all’Albania, ma che avesse anche un legame con le mie origini. Le botaniche sono quasi tutte locali, mentre il ginepro è toscano, della mia terra. È un modo per unire due mondi che oggi fanno parte della mia vita.»
Che tipo di prodotto avete voluto costruire?
«Un gin versatile. Non volevamo qualcosa di troppo spinto o difficile, ma un prodotto che funzionasse bene nei cocktail. Deve essere facile da usare nei locali, abbinabile con tutto, adatto a un consumo moderno. È pensato per la mixology e per chi lavora dietro al bancone.»
Avete scelto fin da subito un posizionamento molto chiaro: la nightlife. Perché?
«Perché è il contesto dove oggi si muove di più il consumo. Nelle discoteche e nei lounge bar conta molto l’impatto visivo, il brand, l’esperienza. Noi abbiamo costruito Medusa Gin proprio per stare lì dentro: al tavolo, sotto le luci, in mezzo alla gente.»
Infatti avete investito molto anche nel merchandising…
«Sì, tantissimo. Abbiamo fatto secchielli per il ghiaccio, anche luminosi, bicchieri di vari formati, abbigliamento, accendini, insegne. Ma soprattutto le lampade per bottiglie: sono ricaricabili, si mettono sopra e illuminano il tavolo. Nascono anche per sostituire le candeline, che sono pericolose e costose. È tutto studiato per dare visibilità al prodotto.»
Quante bottiglie avete prodotto e come si sviluppa il lancio?
«Siamo partiti con 6.000 bottiglie. Abbiamo già accordi con diverse discoteche importanti e da metà aprile iniziamo la distribuzione. L’idea è presidiare bene il territorio, soprattutto la costa e le zone con più locali.»
Come descriveresti oggi il mercato albanese degli alcolici?
«È un mercato in crescita, ma ancora giovane. La mixology sta esplodendo: il gin e la vodka stanno aumentando tantissimo, mentre il vino è in calo. Però manca ancora cultura diffusa, soprattutto nel servizio. Ci sono locali molto avanzati, ma non fanno numeri sufficienti per sostenere certi prodotti.»
Quindi Medusa si inserisce proprio in questo cambiamento?
«Esatto. Noi guardiamo al futuro del mercato. L’Albania segue l’Italia con qualche anno di ritardo: quello che oggi funziona in Italia, qui arriverà tra due o tre anni. Il gin è già partito forte.»
Alle spalle però avete una struttura aziendale importante, non nasce tutto da zero.
«Noi veniamo dall’import-export del marmo. Abbiamo camion, magazzini, lavoriamo con le dogane da anni. Questo per noi è fondamentale, perché la logistica è un vantaggio enorme. Sappiamo come muoverci.»
E proprio sull’export si gioca il prossimo passo…
«Sì. L’obiettivo ora è trovare un distributore italiano. Abbiamo ricevuto molto interesse, anche grazie ai social, ma senza qualcuno in Italia diventa complicato. Anche solo mandare delle bottiglie è un problema tra burocrazia e costi.»
Quindi il mercato italiano è già pronto?
«L’interesse c’è, anche più del previsto. Ci scrivono da diverse città, soprattutto dal sud. Ma finché non c’è un importatore, non possiamo lavorare bene. È il passaggio fondamentale.»
State già pensando a nuovi prodotti?
«Sì, abbiamo in mente altre referenze. Una sarà pensata per le discoteche, con una bottiglia luminosa. Abbiamo anche sviluppato una vodka, ma per ora restiamo concentrati sul gin. Prima dobbiamo consolidare Medusa.»
Qual è l’approccio con cui stai portando avanti il progetto?
«Passo dopo passo. Prima si costruisce bene il prodotto, poi la distribuzione, poi tutto il resto. Non mi interessa parlare troppo se non ho le basi solide. Quando vai sul mercato devi essere pronto.»

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