Unione Italiana Food: la denatalità cambia lavoro, consumi e industria alimentare

Unione Italiana Food porta la denatalità al centro dell’Assemblea: meno lavoratori e nuovi consumi spingono il settore a chiedere misure di sistema

24 Giu 2026 - 14:21
Unione Italiana Food: la denatalità cambia lavoro, consumi e industria alimentare
Paolo Barilla, Presidente Unione Italiana Food

ENTI E CONSORZI - La denatalità non è più soltanto una questione sociale: per l’industria alimentare italiana è già un fattore che incide sulla disponibilità di lavoratori, sui consumi e sulla tenuta dei territori produttivi. Unione Italiana Food porta il tema al centro della propria Assemblea annuale, richiamando l’attenzione sulle conseguenze economiche della riduzione delle nascite e sulle misure necessarie per affrontarla insieme alle istituzioni.

Dal 2008 il Paese ha perso il 35,8% delle nascite. Secondo le proiezioni ISTAT, entro il 2050 la popolazione italiana scenderà a 54,7 milioni: un italiano su tre sarà over 65 e quattro famiglie su dieci saranno composte da una persona sola. La popolazione in età lavorativa perderà 7,7 milioni di persone, quasi un quinto degli occupabili oggi.

Per il comparto alimentare si tratta insieme di un’emergenza produttiva e di un indicatore destinato a modificare il mercato. In diverse aree del Paese, la difficoltà nel reperire operai specializzati supera il 50%. A pesare è anche l’uscita dall’Italia di oltre 93.000 giovani tra i 18 e i 39 anni nel 2024. Nelle zone in cui l’industria alimentare ha una presenza più forte, a partire dal Mezzogiorno, il calo demografico rischia di alimentare una spirale fatta di meno nascite, minore forza lavoro, spopolamento e ridimensionamento delle filiere locali.

Le aziende del settore hanno già introdotto strumenti a sostegno della genitorialità. Un’indagine condotta da Unione Italiana Food su un campione di associate rileva congedi parentali rafforzati fino al 100% della retribuzione, programmi strutturati per il rientro post-maternità, smart working e welfare aziendale integrato.

“L’industria alimentare ha sempre saputo leggere i cambiamenti della società e trasformarli in risposta concreta. L’abbiamo fatto con l’evoluzione dei consumi, con la crescita dell’export, con l’innovazione di prodotto. Oggi siamo di fronte a una sfida diversa per scala e urgenza: la transizione demografica richiede un patto tra imprese e istituzioni – afferma Paolo Barilla, Presidente di Unione Italiana Food. Le nostre aziende si sono già mosse sui congedi, sul welfare, sulla flessibilità. Ma da soli non si chiude il cerchio. Abbiamo bisogno che lo Stato costruisca con noi un sistema stabile di incentivi perché la genitorialità diventi economicamente sostenibile per le famiglie e competitivamente neutrale per le imprese. La denatalità è una sfida nazionale, anche la risposta deve esserlo”.

Nel 2025 le 530 aziende di Unione Italiana Food hanno registrato un fatturato di 62 miliardi di euro, pari al 30% dell’alimentare trasformato, con una crescita del +6,9% rispetto al 2024. Il 50% del fatturato proviene da prodotti della tradizione, come pasta, caffè e dolci da ricorrenza; il “tradizionale evoluto”, che comprende surgelati, IV e V gamma e piatti pronti, vale il 30%, mentre l’innovazione avanzata, tra nutrizione specializzata, integratori e functional food, incide per il 20%.

Tra i comparti che nel 2025 hanno segnato le performance più rilevanti a valore figurano il dolciario (+6,6%, con punte per cioccolato, lievitati da ricorrenza, gelati), gli integratori (+3,4%) e i surgelati (+3%). L’export è cresciuto del +9,2%, raggiungendo 25 miliardi di euro e superando il 42% del totale dell’export agroalimentare italiano. Francia, Germania, USA, Regno Unito, Spagna e Polonia restano i principali mercati di sbocco. Caffè, confetture e conserve di frutta, confetteria, gelati, cacao e cioccolato hanno registrato incrementi a doppia cifra, compresi tra il +18% e il +25%.

La trasformazione demografica sta cambiando anche il carrello della spesa. Famiglie più piccole, più anziane e più sole modificano frequenza degli acquisti, formati, occasioni di consumo e rapporto fra praticità e qualità. Unione Italiana Food indica investimenti per 3 miliardi di euro all’anno destinati al miglioramento di prodotti, processi e filiere, con l’obiettivo di trovare un nuovo equilibrio tra tradizione alimentare italiana e innovazione.

Nel caffè, la monoporzione, già scelta dall’88% degli over 65, risponde alla diffusione di acquisti premium e a una maggiore ritualità personale. Nei surgelati, oltre un milione di tonnellate consumate nel 2025 evidenziano l’interesse di single e anziani per soluzioni che combinano praticità, zero sprechi e qualità nutrizionale. Il prossimo passo, già realtà in Giappone e Nord Europa, riguarda linee con texture modificata, ridotto sodio e alta densità nutrizionale per la terza età.

Anche le preparazioni alimentari, dai brodi ai sughi fino alle zuppe, si muovono verso il “food as medicine” quotidiano. Il settore, da 5,3 miliardi, guarda a prodotti come zuppe proteiche o minestre ad alto valore nutrizionale per la terza età. Nel mercato degli integratori, da 5,9 miliardi (+3,4%), l’Italia si conferma leader europeo con il 26% del mercato continentale, sostenuta da una domanda silver strutturale. Nella pasta, invece, varianti senza glutine o arricchite con proteine, fibre e omega-3 aprono nuovi segmenti senza rinunciare all’identità culturale del prodotto. Il baby food si orienta verso qualità e valore aggiunto, in un mercato più piccolo ma sempre più esigente.

Secondo Unione Italiana Food, le soluzioni sviluppate per affrontare il vincolo demografico interno potrebbero diventare un’opportunità anche sui mercati esteri. Francia e Germania, dove la transizione demografica si manifesterà nei prossimi anni, potrebbero rappresentare sbocchi per prodotti pensati per il nuovo profilo di consumatore.

L’associazione chiede quindi un quadro di interventi che affianchi gli sforzi delle imprese. Le priorità emerse dall’indagine tra gli associati riguardano, da un lato, la decontribuzione strutturale per i periodi di maternità e paternità, incentivi per la stabilizzazione dei lavoratori genitori e premialità certificate per le imprese family friendly. L’obiettivo è rendere la genitorialità economicamente neutra per chi assume e sostiene i propri dipendenti.

Dall’altro lato, il tema riguarda le infrastrutture sociali: ampliamento dei posti negli asili nido pubblici e privati accreditati e adeguamento degli orari scolastici alle esigenze delle famiglie che lavorano. Senza una rete di supporto di questo tipo, secondo Unione Italiana Food, gli incentivi economici alla natalità rischiano di restare incompleti.

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