Alla scoperta degli ''altri'' Daiquiri, fra ricette e il falso storico di Hemingway

Fra i più famosi cocktail cubani, il Daiquiri ha dato vita più di cent’anni fa a diverse varianti che vale la pena di scoprire

13 Marzo 2026 - 10:28
Alla scoperta degli ''altri'' Daiquiri, fra ricette e il falso storico di Hemingway
Photo Credits: Nicole Cavazzuti

BAR&WINE - Ci siamo già occupati in passato del Daiquiri, nel nostro settimanale appuntamento dedicato alla storia, alle ricette e alla cultura dei cocktail. Ma vale la pena tornarci una seconda volta, perché questo classicissimo drink di origine cubana, oggi fra i più popolari in tutto il mondo, ha dato vita oltre un secolo fa a una nutrita serie di varianti alle quali, nel precedente articolo, abbiamo solo accennato, ma che vale la pena di scoprire una a una. Almeno per quanto riguarda le quattro che sono state “numerate” da Daiquiri n.2 a Daiquiri n.5 (posto che, naturalmente, il numero 1 è l’originale).

La storia e il nome

Come scrivemmo quasi due anni fa, non esiste una versione univoca e verificabile sulla nascita del Daiquiri. Molte fonti lo collegano al Punch inglese del ‘700, una miscela di aguardiente, acqua, limone e zucchero, che i navigatori britannici avrebbero portato Cuba dove il rum, più disponibile, avrebbe sostituito l’aguardiente. In base a un’altra ipotesi, il Daiquiri sarebbe nato alla fine dell’Ottocento quando, durante la guerra tra Stati Uniti e Spagna, il generale Shafter, assetato dopo lo sbarco con circa 17mila soldati nella baia di Daiquiri - località vicino a Santiago de Cuba che, in un modo o nell’altro, ha dato il nome al cocktail - avrebbe chiesto da bere in una baracca locale. Trovando il rum troppo forte, lo avrebbe “corretto” con lime e zucchero.
 
Ma la versione più diffusa racconta di Jennings Stockton Cox, ingegnere americano in una miniera vicino a Daiquiri e Francesco Domenico Pagliuchi, collega di origini italiane (l’esistenza di entrambi è documentata), i quali, dovendo accogliere un dirigente, prepararono un drink con ciò che avevano: rum bianco, zucchero di canna e lime. E il risultato piacque molto all’ospite.

Il Floridita ed Hemingway

Dopo l’indipendenza cubana, la fama del Daiquiri si propagò fino all’Avana, dove Emilio “Maragato” González lo servì al Plaza Hotel, anche se a consacrarlo fra i grandi protagonisti della miscelazione avvenne al bar Floridita. Aperto nel 1817 come La Piña de Plata (e ribattezzato nel 1914 per attrarre i turisti americani), questo bar divenne “la cuna del Daiquiri” (la culla del Daiquiri) grazie a Constantino Ribalaigua Vert, detto Constante, un catalano che vi arrivò come barman e ne divenne poi proprietario: dopo avere iniziato nel 1918 iniziò a sperimentare varianti della ricetta, ne creò fino a sei versioni diverse, tra cui quelle numerate come il celebre Daiquiri n.4, passato alla storia come Floridita Daiquiri e l’Hemingway Special, in origine Papa Doble, per l’omonimo scrittore che ebbe con L’Avana un rapporto speciale (ne parliamo più avanti).
 
Narra la leggenda che Hemingway entrò la prima volta al Floridita per caso, solo per andare in bagno, e che, dopo avere visto quei bei Daiquiri colorati sul bancone, avesse deciso di assaggiarlo. Gli piacque, ma aggiunse: “Lo preferirei senza zucchero (Hemingway era convinto di avere una malattia ereditaria che poteva portare al diabete, ndr) e il doppio di rum”. E Constate accontentò l’illustre cliente, realizzando per lui il Papa Doble (Papa era l’appellativo con cui lo scrittore si faceva chiamare a Cuba). Successivamente, con la quantità di rum riportata al livello originario (pochi potevano reggere 120 ml di rum in un solo drink…) e una messa a punto della ricetta, il cocktail prese il nome attuale in omaggio al celebre personaggio che lo ispirò.
 
Ma già prima di Hemingway gli americani, che fino alla rivoluzione castrista frequentarono abitualmente Cuba come meta turistica, contribuirono alla diffusione del Daiquiri e delle sue varianti a livello internazionale. Tanto che una delle prime apparizioni della ricetta del Daiquiri fu nel manuale del 1913 “Straub’s Manual of Mixed Drinks” di Jacques Straub (anche se vi venne riportato come “Daiguiri”).

Le ricette delle principali varianti dei Daiquiri

Daiquiri n.2
 
Tecnica: Shake & Strain.
Bicchiere: coppetta a cocktail
Ingredienti:
60 ml rum cubano bianco
5 ml curaçao
5 ml succo di arancia fresco
15 ml succo di lime fresco
1 cucchiaino zucchero granulato
Garnish: spicchio di lime
 
Daiquiri n.3
 
Tecnica: Shake & Strain.
Bicchiere: coppetta a cocktail
Ingredienti:
60 ml rum cubano bianco
15 ml succo di lime fresco
1 cucchiaino zucchero granulato
5 ml succo di pompelmo rosa fresco
5 ml maraschino
Garnish: spicchio di lime
Può essere servito frappè

Daiquiri n.4 (o Floridita Daiquiri)

Tecnica: Blend
Bicchiere: coppetta a cocktail
Ingredienti:
60 ml rum cubano bianco
15 ml succo di lime fresco
5 ml maraschino
1 cucchiaino zucchero granulato
Garnish: spicchio di lime sul bordo del bicchiere oppure ciliegina da cocktail
Servito frappè
 
Daiquiri n.5 (o Pink Daiquiri)
 
Tecnica: Shake and Double Strain
Bicchiere: coppetta a cocktail
Ingredienti:
60 ml rum cubano bianco
15 ml succo di lime fresco
1 cucchiaino di zucchero granulato
5 ml maraschino
5 ml granatina
Garnish: spicchio di lime
Può essere servito frappè
 
Hemingway Special (ricetta IBA dal 2011)
 
Tecnica: Shake and Strain
Bicchiere: doppia coppetta a cocktail
Ingredienti:
60 ml rum
40 ml succo di pompelmo
15 ml maraschino
15 ml succo fresco di lime


Daiquiri, Mojito e il “falso storico” di Hemingway

Il Daiquiri, così come il Mojito (altro classico drink cubano), deve certamente parte della sua fama a Ernest Hemingway (1899-1961), che all’Avana soggiornò per lunghi periodi: qui, nei primi anni ’50, scrisse il capolavoro “Il vecchio e il mare”.
 
Celebre la frase, a lui attribuita, “My mojito in La Bodeguita. My daiquiri in El Floridita”, scritta su un tovagliolo ancora oggi esposto alla Bodeguita del Medio, nella capitale cubana. Peccato che sia con ogni probabilità un falso: recenti ricerche avrebbero appurato che fu scritta imitando la firma dello scrittore, presumibilmente fa la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ‘60, dall’allora gestore del locale, a scopo di marketing. Anche perché, a dirla tutta, il Mojito non era proprio il drink preferito di Hemingway, contrariamente a quanto molti pensano.
 
Ma quella frase ha comunque un senso: di certo, egli frequentò assiduamente la Bodeguita, al tempo ritrovo di scrittori, politici e intellettuali (fra cui lo stesso Fidel Castro), così come divenne cliente abituale del Floridita, almeno dopo che - come abbiamo raccontato - ebbe conosciuto il Daiquiri e, soprattutto, il Papa Doble.

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