Alla scoperta del Three Dots and a Dash: storia e ricetta fra Tiki e alfabeto Morse

Creato da Donn Beach, padre della miscelazione Tiki, il Three Dots and a Dash è un cocktail potente, agrumato e speziato che miscela due diversi tipi di rum

5 Febbraio 2026 - 09:26
Alla scoperta del Three Dots and a Dash: storia e ricetta fra Tiki e alfabeto Morse

BAR & WINE - Fra le new entry dell’ultima lista ufficiale dei cocktail IBA (International Bartenders Association) figurano diversi drink Tiki, a conferma del ritorno da popolarità di questo stile di miscelazione d’ispirazione caraibica nato negli Usa negli anni ’30, subito dopo la fine del Proibizionismo. Fra questi, merita sicuramente grande attenzione il Three Dots and a Dash, per la sua storia importante e la sua potenza alcolica, data dall’unione di due tipi di rum, Falernum, liquore giamaicano Allspice Saint Elizabeth, agrumi e miele.

La storia e il nome

Il Three Dots and a Dash è stato creato dal grande Don the Beachcomber, o Donn Beach - passato alla storia come l’inventore della miscelazione Tiki - durante la Seconda guerra mondiale, alla quale si richiama direttamente. Il nome (“tre punti e un trattino”), nell'alfabeto Morse, significa infatti la lettera "V" che sta per "vittoria", sulla base del gesto reso famoso da Winston Churchill, che era solito mostrare le dita a V in segno di vittoria sul nemico.

Del resto, Donn Beach aveva prestato servizio tra il 1942 e il 1945 come tenente colonnello dell’Aeronautica militare statunitense e successivamente, dopo essere stato ferito in combattimento, come organizzatore di campi di riposo e divertimento per i soldati stanziati in Europa.

In particolare, gli elementi che danno il nome al cocktail sono rappresentati visivamente dalla decorazione, composta da tre ciliegie (i tre punti) e un pezzetto di ananas tagliato in forma rettangolare (il trattino).

La riscoperta

A differenza dello Zombie, la più famosa creazione di Donn Beach divenuta uno dei simboli della miscelazione Tiki, il Three Dots and a Dash fini per essere quasi dimenticato nei decenni successivi, soprattutto a partire dalla seconda metà degli anni ’60 con il tramonto della “Tiki mania” negli Stati Uniti. Fino a quando, nel 2007, Jeff “Beachbum” Berry – attualmente il più grande esperto e storico di Tiki a livello mondiale – non ne pubblicò la ricetta nel suo libro “Sippin’ Safari”, contribuendo alla riscoperta anche di questo cocktail.

Tanto che, nel 2013, il noto bartender Paul McGee aprì un locale a Chicago, nel quartiere River North, chiamandolo proprio Three Dots and a Dash, oggi considerato uno dei più importanti Tiki Bar al mondo (nel 2014 raggiunse il tredicesimo posto nella classifica dei World’s 50 Best Bars).

La ricetta Iba del Three Dots and a Dash

In linea con la filosofia di miscelazione di Donn Beach, il Three Dots and a Dash è caratterizzato da una varietà di ingredienti acidi e dolci, oltre che dall’utilizzo di diverse tipologie di rum. È un cocktail sour agrumato e speziato, dalla gradazione alcolica elevata. Come detto, l’IBA lo ha incluso nella sua lista ufficiale in occasione dell’ultima revisione, all’inizio del 2024.

Tecnica: Blend

Bicchiere: calice

Ingredienti:
45 ml rum agricolo della Martinica
15 ml rum blended invecchiato
7,5 ml Falernum
7,5 ml Allspice Saint Elizabeth
15 ml succo di lime fresco
15 ml succo di arancia fresco
15 ml sciroppo di miele
2 dash Angostura

Garnish: 3 ciliegine e pezzetto di ananas infilzati su uno spiedino.

Preparazione: inserire tutti gli ingredienti all'interno di un frullatore con 350 g di ghiaccio e mescolare brevemente.

Le varianti

A margine della ricetta ufficiale, Iba suggerisce alcuni “tips” per ottenere originali varianti di questo cocktail. Fra le più interessanti, citiamo la possibilità di utilizzare, al posto dell’arancia, spremute di agrumi “esotici” come il calamansi o il kumquat, piuttosto che un rum di Madeira o di Capoverde come il Vulcao Grogue oppure una buona Cachaça. Ancora, è possibile sostituire l’Angostura Bitter con un bitter al cacao, oppure il Falernum con uno Sandalwood syrup.

Il Three Dots and a Dash al cinema

Probabilmente a causa della limitata popolarità di cui godette nella seconda metà del Novecento, il Three Dots and a Dash non ha ottenuto fino a oggi citazioni in romanzi o film noti. Però merita di essere segnalata un’omonima pellicola britannica del 2017, diretta dall’anglo-indiano Kiran Valipa Venkat: una crime comedy incentrata sulle vicende di quattro immigrati a Londra che, persi i rispettivi lavori regolari a causa della recessione, finiscono per unirsi a una banda di truffatori. Riscattandosi però nel finale.

Forse non un capolavoro della storia del cinema, a giudicare dai riscontri ottenuti al botteghino. E soprattutto, nulla a che vedere con il nostro cocktail: il titolo del film non è infatti ispirato al drink, ma allude probabilmente allo stesso codice Morse che diede il nome a quest’ultimo, a simboleggiare il percorso dei protagonisti che cadono, sbagliano, ma alla fine ottengono una sorta di vittoria morale.

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