Alla scoperta dello Stinger, after dinner elegante ma ''pungente''

Per gran parte del 900 è stato il drink after dinner per eccellenza, a base di cognac e crema di menta bianca. Oggi vale assolutamente la pena di riscoprirlo

12 Giu 2026 - 10:03
Alla scoperta dello Stinger, after dinner elegante ma ''pungente''

BAR & WINE - Classico after dinner per eccellenza, lo Stinger ha una formula sorprendentemente semplice a base di cognac e crema di menta bianca, dietro la quale si nasconde una storia affascinante. Scopriamola insieme con la ricetta, le varianti e qualche curiosità cinematografica.

La storia

Nato negli Stati Uniti tra fine Ottocento e primi del Novecento, lo Stinger è uno di quei cocktail che raccontano un’epoca fatta di salotti eleganti, club privati, uomini in smoking e donne con lunghi guanti di seta. Le prime tracce compaiono nei manuali di mixology dell’epoca pre‑proibizionista, quando i bartender americani sperimentavano combinazioni sempre più elaborate. Non vi sono notizie certe sull'origine di questo drink, anche se alcune fonti la collocano attorno al 1890, quando diversi ricettari proponevano miscele di brandy e crema di menta che richiamavano quella che sarebbe stata la formula dello stinger.

Di certo, la prima testimonianza certa dello Stinger cocktail risale al 22 giugno 1913, quando il quotidiano The Washington Herald lo menziona fra i drink che stavano diventando popolari descrivendo così la sua preparazione: “Metà menta bianca e metà brandy, freddare e filtrare”. Nello stesso anno la ricetta viene pubblicata nel manuale “Straub’s manual of mixed drinks” di Jacques Straub. Poco più di una decina di anni fa, lo storico dei cocktail David Wondrich Ha peraltro avanzato l'ipotesi che ha inventare lo Stinger sia stato il miliardario americano Reginald Vanderbilt, grande appassionato di cocktail.

Negli anni Venti del Novecento lo Stinger veniva servito come digestivo, spesso dopo cene formali, e conquistò rapidamente l’alta società di New York. E rimase uno dei drink più popolari negli speakeasy durante il Proibizionismo, dal momento che il sapore della crema di menta era in grado di mascherare quello del brandy di pessima qualità che circolava (illegalmente) in quel periodo. Anche nei decenni successivi fu uno degli after dinner più richiesti in assoluto, fino a quando, verso la fine degli anni ‘70, il cambiamento dei gusti del pubblico non lo relegò a una nicchia di appassionati. È stato comunque riscoperto negli ultimi 15/20 anni, come molti altri cocktail proibizionisti.

Il nome

Il nome Stinger deriva da sting, che in inglese significa pungere, bruciare, pizzicare: un probabile riferimento alla sensazione pungente e fresca della menta e al suo effetto digestivo pur mantenendo un profilo elegante grazie al cognac.

La ricetta IBA dello Stinger

L'International Bartenders Association (IBA) ha inserito la ricetta dello Stinger fra i suoi cocktail ufficiali sin dalla prima codifica, pubblicata nel 1961; lo ha rimosso brevemente in occasione della revisione del 2004, salvo reintrodurlo nella successiva edizione del 2011.

Tecnica: Stir and Strain

Bicchiere: coppetta a cocktail

Ingredienti:
50 ml cognac
20 ml crema di menta bianca

Garnish: fogliolina di menta (opzionale)

Preparazione: inserire gli ingredienti nel mixing glass con ghiaccio e mescolare, quindi versare nel bicchiere.

Le varianti

Nel corso della sua lunga storia, lo Stinger ha dato vita a numerose varianti, ottenute con leggere modifiche alla ricetta originale. Con l’aggiunta di gin, o sostituendolo al brandy, nasce lo Snapper Cocktail, mentre usando la crema di menta verde si ottiene l’Emerald, che con un tocco di peperoncino diventa il Devil.

E poi, cambiando il distillato si hanno Vodka Stinger (detto anche White Spider), Scotch Stinger, Amaretto Stinger, Tequila Stinger e così via...

Lo Stinger al cinema

La popolarità dello Stinger nel secolo scorso ne ha favorito la “carriera cinematografica”: sono infatti numerosi i film di successo in cui compare questo cocktail. Si comincia da “La moglie del vescovo” del 1947, in cui Cary Grant lo beve in più occasioni, così come fa in “Baciala per me” di Stanley Donen dieci anni più tardi.

Sebbene sia un after dinner, Goldie Hawn ne ordina uno prima di cena in “Shampoo”, film di Hal Ashby del 1975, nel corso di un party per il Partito Repubblicano. Ritroviamo il cocktail sul grande schermo nel 1983 in “Gorky Park” di Michael Apted, dove William Hurt, nei panni dell’ispettore russo Arkadij Renko, prima definisce lo Stinger “un drink da putt...”, e successivamente ne ordina uno dicendo “sono una putt...”. Nel 1988, infine, in “Spiagge” Bette Midler ordina uno Stinger in due occasioni.

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