Champagne, il Regno Unito torna a crescere: ma la ripresa passa dai volumi

Il mercato dello Champagne nel Regno Unito torna a crescere nei volumi nel 2025, ma il valore resta sotto pressione

14 Apr 2026 - 16:00
Champagne, il Regno Unito torna a crescere: ma la ripresa passa dai volumi

BUSINESS & MERCATO - Negli ultimi anni il mercato dello champagne è passato da una fase di forte espansione, sostenuta dalla domanda post-pandemica, a una progressiva normalizzazione dei consumi. Dopo il picco raggiunto nel 2022, la dinamica ha iniziato a rallentare, evidenziando una contrazione dei volumi e una crescente difficoltà a sostenere il valore, in un contesto in cui la domanda si fa più selettiva e meno lineare, un riassestamento che non riguarderebbe soltanto fattori congiunturali, ma rifletterebbe un cambiamento più ampio nelle modalità di consumo.

È quanto emerge in particolare dalla lettura dei dati relativi al Regno Unito, che assumono rilievo essendo di fatto in controtendenza rispetto alla dinamica complessiva.

Nel 2025 le bollicine d’oltralpe tornerebbero infatti a crescere nel mercato britannico, interrompendo la sequenza negativa successiva al picco del 2021. Secondo i dati del Comité Champagne, le spedizioni si attesterebbero intorno ai 22,7 milioni di bottiglie, con un incremento nell’ordine del 2% rispetto all’anno precedente, dopo aver sfiorato i 30 milioni nel 2021.

Il recupero era atteso dagli operatori, ma si configura in termini diversi rispetto al passato. Non si tratterebbe infatti di una crescita generalizzata. A salire sarebbero i volumi, mentre, secondo quanto segnalato da diversi operatori del settore, il valore complessivo mostrerebbe una dinamica più debole. Un elemento che sposta la lettura del dato, indicando un mercato ancora attivo ma più sensibile al prezzo e più selettivo nelle scelte.

Negli ultimi dodici mesi il focus si sarebbe progressivamente spostato dalla costruzione del valore alla difesa delle quantità. È una dinamica che riflette un contesto più ampio, segnato da inflazione, aumento dei costi di produzione e pressione fiscale, inclusi i nuovi oneri legati al sistema di responsabilità estesa del produttore (EPR) per il packaging nel Regno Unito.

In questo quadro, lo champagne continuerebbe a mostrare una capacità di tenuta superiore rispetto ad altre categorie del beverage alcolico. Mentre il vino fermo registra segnali di contrazione e gli spirits intercettano le occasioni di consumo più informali e serali, lo champagne manterrebbe una posizione distinta, legata non tanto alla funzione quanto al significato del consumo.

Non è un caso che la crescita riguardi in modo particolare le cuvée più riconoscibili, a partire dal Brut non millesimato, che continua a rappresentare il punto di accesso privilegiato alla categoria. Più fragile, invece, il segmento premium, che risentirebbe maggiormente della contrazione del potere di spesa e della crescente attenzione al rapporto tra prezzo e valore percepito.

Il dato britannico va inoltre letto in relazione al contesto internazionale. Nel 2025 le spedizioni globali di Champagne si sono attestate a 266 milioni di bottiglie, in lieve calo rispetto all’anno precedente. In questo scenario, il Regno Unito rafforzerebbe il proprio peso relativo sull’export complessivo, anche per effetto di un rallentamento osservato su altri mercati chiave come gli Stati Uniti.

Più che un ritorno alla crescita, il caso UK evidenzia quindi una fase di riequilibrio. Il consumo non scompare, ma si ricolloca: meno quotidiano, più selettivo, più concentrato su momenti e prodotti riconoscibili.

Lo champagne continuerebbe a funzionare come linguaggio sociale anche in un contesto economico più complesso, ma non sarebbe più immune alle logiche di razionalizzazione che stanno attraversando l’intero mercato del vino. La crescita dei volumi, in assenza di un corrispondente rafforzamento del valore, suggerisce che la desiderabilità della categoria resterebbe intatta, mentre cambierebbe il modo in cui viene esercitata.

Immagine di rawpixel.com su Freepik

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