30° Enosimposio Assoenologi Sicilia: l’enologo del futuro tra scienza, impresa e mercato
Dal 30° Enosimposio Assoenologi Sicilia una riflessione sull’evoluzione della figura dell’enologo tra competenze scientifiche, mercato e filiera
ENTI E CONSORZI - «Viviamo in un momento in cui i cambi di paradigma nei nostri comportamenti collettivi, individuali e associativi impongono una revisione critica importante. Chi non coltiva la memoria di quello che eravamo e non la trasmette ai giovani non compie un’opera meritoria e non può costruire il futuro».

Con queste parole di Carlo Petrini il presidente di Assoenologi Sicilia Giuseppe Figlioli ha aperto il 30° Enosimposio che ha riunito a Brucoli (Siracusa) istituzioni, ricerca, università, distribuzione, ristorazione, comunicazione e mondo produttivo attorno al tema “Vino tra identità e valore: il futuro attraverso lo storytelling”.

Nel corso dei tre giorni di lavori, il confronto ha attraversato alcuni dei principali nodi che interessano oggi il settore vitivinicolo: il valore della competenza tecnica, l’evoluzione dei consumi, il rapporto con il mercato, il ruolo della comunicazione, le politiche di sostegno e la formazione delle nuove generazioni di enologi. Una discussione che ha restituito un’immagine della professione più ampia rispetto al passato, chiamata a confrontarsi con una filiera sempre più articolata.
Nel suo intervento introduttivo Figlioli ha spiegato che il valore del vino non coincide esclusivamente con la sua dimensione economica. È il risultato del lavoro, delle competenze, della ricerca e dei territori che ogni bottiglia porta con sé. Da questa premessa prende forma anche una diversa interpretazione della professione. L’enologo, ha osservato, non può più essere considerato soltanto il tecnico della cantina. Il suo ruolo si estende lungo tutta la filiera, fino al mercato, alla distribuzione, all’enoturismo e al rapporto con il consumatore.
Ad aprire ufficialmente i lavori, dopo il videomessaggio del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, è stato il presidente nazionale di Assoenologi, Riccardo Cotarella. Il suo intervento ha riportato il confronto sul fondamento della professione. L’enologia, ha ricordato, è prima di tutto una disciplina scientifica costruita sulla microbiologia, sulla chimica e sulla ricerca. È questo patrimonio di conoscenze che continua a rappresentare il presupposto irrinunciabile della qualità del vino. La qualità, tuttavia, oggi non esaurisce più il lavoro dell’enologo al quale sono richieste competenze che fino a pochi anni fa appartenevano prevalentemente ad altri ambiti dell’impresa.

La riflessione è tornata al centro della tavola rotonda dedicata ai mercati. Alessandro Rossi, Wine Manager di Partesa, ha dato una definizione a questa evoluzione parlando di “enologo manager”. Una figura che affianca alla competenza tecnica la capacità di leggere i mercati, comprendere le esigenze della distribuzione e contribuire alle scelte strategiche dell’azienda. «Non basta produrre un grande vino», ha osservato. «Occorre chiedersi anche chi lo venderà e quale consumatore sarà chiamato a sceglierlo».

Un’impostazione che si è intrecciata con gli interventi successivi. Daniele Colombo, Category Manager Wine & Spirits di Esselunga, ha raccontato come il confronto quotidiano avvenga sempre più spesso direttamente con gli enologi delle aziende. La selezione delle etichette, il controllo della qualità e la costruzione degli assortimenti passano attraverso quel dialogo continuo, segno di un ruolo che supera la dimensione esclusivamente produttiva. Dall’osservatorio della GDO emerge inoltre un consumatore che continua a riconoscere valore ai vini di fascia intermedia, mentre le maggiori difficoltà interessano le referenze di primo prezzo.
Felix Jermann ha affrontato il tema dal punto di vista della comunicazione, sostenendo che rendere il vino comprensibile non significa semplificarlo o impoverirlo. Le piattaforme digitali e i nuovi linguaggi consentono oggi di avvicinare nuovi consumatori mantenendo intatta la complessità del racconto. L’autenticità, ha osservato, resta il presupposto per costruire un rapporto credibile con il pubblico.
Il congresso ha dedicato spazio anche al confronto con le istituzioni. Accanto al contributo del ministro Lollobrigida, nella seconda giornata è arrivato il videomessaggio dell’europarlamentare Dario Nardella, mentre il dialogo con l’assessore regionale all’Agricoltura Salvatore Barbagallo si è concentrato sui temi del cambiamento climatico, della gestione della risorsa idrica, della promozione e della revisione del Piano vitivinicolo regionale. Questioni che interessano la Sicilia, ma che riflettono problematiche sempre più diffuse nell’intero comparto vitivinicolo italiano.

A chiusura dei lavori, nel corso dell’intervista rilasciata a HorecaNews, Figlioli è tornato proprio sul concetto di “enologo manager” proposto da Rossi, condividendone l’impostazione. «L’enologo deve conoscere e interpretare i mercati per riportare queste informazioni all’interno dell’azienda e costruire progetti tecnici e commerciali insieme», ha spiegato. La preparazione scientifica resta il prerequisito della professione, ma attorno a quella base devono svilupparsi competenze nuove: conoscenza dei mercati, comunicazione, capacità manageriali e visione della filiera.
Per il presidente di Assoenologi Sicilia questa evoluzione riguarda anche la formazione. L’associazione ha avviato un confronto con il Ministero dell’Istruzione affinché i percorsi universitari possano integrare queste competenze, preparando professionisti capaci di interpretare un settore sempre più complesso.
Il 30° Enosimposio consegna così una riflessione che va oltre i confini della Sicilia. La figura dell’enologo continua ad avere nella competenza scientifica il proprio fondamento, ma è chiamata a misurarsi con una filiera nella quale produzione, distribuzione, mercato e comunicazione dialogano in modo sempre più stretto. Più che una ridefinizione della professione, emerge un ampliamento delle sue responsabilità, destinato ad accompagnare l’evoluzione del vino italiano negli anni a venire.
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