Feijoa, il bar di Amsterdam fuori classifica che da 20 anni resta pieno fino alle 3

Drink su misura, classici rivisitati e atmosfera pop-tropicale: in zona Rembrandt, un locale per bartender, habitué e nottambuli lontano dai riflettori.

7 Lug 2026 - 15:44
Feijoa, il bar di Amsterdam fuori classifica che da 20 anni resta pieno fino alle 3

BAR & WINE - Che tu sia in zona Rembrandtplein per l’aperitivo o in cerca di un cocktail a notte fonda, c’è un indirizzo ad Amsterdam che da vent’anni continua a richiamare clienti a tutte le ore: Feijoa. Un locale senza troppi fronzoli, con una formula che funziona fin dalla sua apertura: drink solidi, accoglienza diretta e un’atmosfera viva fino alle 3.

L’ho visitato pochi giorni fa, nella settimana in cui il mondo del bere guardava ad Amsterdam e alle Europe’s 50 Best Bars. Era uno di quei momenti in cui le classifiche sembrano ridisegnare la geografia morale di una città: chi è dentro, chi resta fuori, chi viene celebrato e chi continua semplicemente a fare il proprio lavoro, sera dopo sera.

Feijoa non appartiene al circuito più patinato dei 50 Best Bars. E forse proprio per questo conserva una forza diversa: quella dei locali con una storia vera, costruita bicchiere dopo bicchiere. Nato nel 2006, come ricorda anche il branding “Est. 2006” presente nel locale, oggi celebra vent’anni di attività ed è diventato un indirizzo amato da clienti curiosi, habitué e bartender. Non a caso, anche Difford’s Guide lo descrive come un bar frequentato dagli addetti ai lavori prima e dopo il turno.

Si trova in Vijzelstraat 39, all’angolo con Reguliersdwarsstraat, nel cuore di Amsterdam Centrum: una zona attraversata da tram, biciclette, turisti, residenti, insegne accese e da quella corrente notturna che ad Amsterdam non ha mai davvero fretta, ma non si ferma mai.

Un interno che sembra un diario di viaggio

Feijoa vive di accumulo, memoria e dettagli: è un locale stratificato. Un vibrante mix di colori in cui neon rosso, verde tropicale, vetro, legno vissuto e metallo lo rendono una via di mezzo tra un tiki bar urbano e un salotto bohémien. L’accumulo visivo è tale che lo sguardo ha bisogno di tempo per metterne a fuoco i dettagli.

Girovago un po’ prima di sedermi al bancone: grandi foglie tropicali avvolgono bottiglie utilizzate come vasi, inserite in mezzo a libri inclinati sulle panche. Le pareti sono decorate con poster, adesivi, neon rosa, fiori artificiali e lampade intrecciate.

Al bancone mi accolgono con un sorriso autentico, un ottimo punto di partenza. La bottigliera trasmette un’immediata fiducia: è una città verticale fatta di ripiani in vetro, superfici specchiate e innumerevoli etichette che si moltiplicano nei riflessi.

Notevole anche il soffitto, definito da una griglia di piccole luci tonde e calde, ripetute come oblò sopra una cabina fumosa. Infine, il neon “My house is your house” è una dichiarazione di intenti pienamente mantenuta.

La carta: signature tropicali, classici solidi e libertà al bancone

La drink list segue la stessa logica del locale: non vuole impressionare con costruzioni fredde o troppo concettuali, ma creare un dialogo diretto con chi si siede al bancone. Feijoa ha una carta, ma non la usa come confine rigido. I bartender possono preparare i cocktail del menu, ma anche costruire un drink su richiesta, partendo dai gusti dell’ospite. La carta è una mappa, non una frontiera. Il bartender resta il vero tramite tra lo scaffale e il bicchiere.

Tra i signature, il Rockstar sintetizza il lato più tropicale del locale. Gin, limone, vaniglia, passion fruit e ananas costruiscono un profilo fresco, fruttato e rotondo. La vaniglia ammorbidisce, il limone dà tensione, passion fruit e ananas portano colore e una dolcezza controllata. È un drink accessibile, ma non piatto: parla la lingua dell’intrattenimento senza rinunciare all’equilibrio.

Accanto ai cocktail signature, ci sono classici come Negroni, Old Fashioned, Bramble e Corpse Reviver: una presenza che sposta il giudizio sulla tecnica pura, tra diluizione, temperatura, struttura e capacità di esecuzione.

Il Paper Plane con Amaro del Capo

In questo equilibrio si inserisce una reinterpretazione mediterranea del Paper Plane, dove l’amaro tradizionale lascia spazio al Vecchio Amaro del Capo.

Ingredienti:

  • 3 cl Bulleit Bourbon

  • 3 cl Aperol

  • 3 cl Vecchio Amaro del Capo

  • 3 cl succo di limone fresco

Shaker, ghiaccio e coppetta fredda. Nessuna decorazione: il drink lavora unicamente sull’equilibrio.

La scelta dell’Amaro del Capo non è una sostituzione neutra. Il risultato è più avvolgente, forse un poco più dolce. Un twist che non tradisce l’originale, ma lo connota nel segno del Mediterraneo.

Il segreto di 20 anni di successo

A due decenni dall’apertura, Feijoa dimostra che non servono le classifiche per resistere. Basta essere un luogo con un’anima riconoscibile, come questo, dove un neon fa da manifesto e un twist azzeccato racconta, in un solo sorso, vent’anni di storia al bancone.

Leggi la notizia anche su MixologyItalia.com

Compila il mio modulo online.