Agroalimentare italiano, export oltre 72 miliardi: crescono caffè, formaggi e prodotti da forno

Crescono caffè, formaggi e prodotti da forno nell'export agroalimentare italiano che supera i 72 miliardi, mentre cambiano mercati e prezzi.

10 Sett 2026 - 11:30
Agroalimentare italiano, export oltre 72 miliardi: crescono caffè, formaggi e prodotti da forno

INDAGINI E RICERCHE - Nel 2025 l’export agroalimentare italiano supera i 72 miliardi di euro e cresce del 5,6% rispetto all’anno precedente. Dietro il nuovo record ci sono però dinamiche molto diverse: il caffè torrefatto segna +23,6%, i formaggi +13,4% e i prodotti da forno +6,5%, mentre altre categorie rallentano. Il Rapporto CREA sul commercio con l’estero mostra anche il peso dell’aumento dei prezzi delle materie prime, la flessione delle vendite verso gli Stati Uniti e i primi segnali che arrivano dal 2026.

L’export supera i 72 miliardi, ma aumentano ancora di più le importazioni

Gli scambi agroalimentari italiani hanno raggiunto nuovi livelli record nel 2025. Le esportazioni hanno superato i 72 miliardi di euro, con una crescita del 5,6% rispetto al 2024, mentre le importazioni hanno raggiunto 72,45 miliardi, aumentando del 10,1%.

A incidere sul valore delle importazioni è stato anche il rialzo dei prezzi internazionali di alcune commodities agricole, tra cui caffè greggio e cacao.

Parallelamente cresce il peso dell’agroalimentare nella bilancia commerciale complessiva italiana: il settore rappresenta il 12,2% delle importazioni e l’11,2% delle esportazioni del Paese.

Il risultato arriva in un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche, incertezza sui mercati, nuove misure protezionistiche e persistenti pressioni sui prezzi di alcune materie prime.

«Oltre 72 miliardi di euro di export agroalimentare confermano che il Made in Italy è una delle grandi forze trainanti dell’economia nazionale. In uno scenario internazionale segnato da tensioni, dazi e incertezze, le nostre filiere dimostrano solidità, capacità di innovazione e diversificazione e competitività. Per questo il lavoro del CREA è strategico: fornire analisi e strumenti di conoscenza indispensabili per accompagnare le scelte delle istituzioni e sostenere la crescita delle imprese sui mercati internazionali», ha dichiarato il Sottosegretario MASAF Patrizio Giacomo La Pietra alla presentazione del Rapporto CREA sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari, realizzato dal CREA con il Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia.

Il Made in Italy vale 52,2 miliardi

A sostenere gran parte delle esportazioni resta il Made in Italy agroalimentare. Nel 2025 i prodotti riconosciuti all’estero come tipici del nostro Paese hanno raggiunto un valore di 52,2 miliardi di euro, pari al 72,5% dell’intero export agroalimentare.

Rispetto al 2024 la crescita è stata del 3,7%.

Tra le categorie più dinamiche spicca il caffè torrefatto, con un aumento del 23,6% in valore. Seguono i prodotti dolciari a base di cacao, cresciuti del 21,4%, la frutta fresca con +14,6%, i formaggi con +13,4% e i prodotti da forno con +6,5%.

La lettura di questi dati richiede però una distinzione importante. Per alcune categorie, in particolare i prodotti dolciari a base di cacao e il caffè torrefatto, la crescita dell’export in valore risente anche dell’aumento del prezzo delle materie prime importate, che si riflette in parte sul valore medio unitario delle esportazioni.

Formaggi in crescita, olio in calo in valore ma non nei volumi

Il quadro cambia sensibilmente passando da un prodotto all’altro. Nel 2025 aumentano in valore anche le esportazioni di Grana Padano e Parmigiano Reggiano.

Registrano invece una flessione l’olio extravergine di oliva, le conserve di pomodoro e alcune tipologie di vini, anche se in molti casi le quantità esportate mostrano una maggiore tenuta.

Il caso più significativo è quello dell’olio extravergine di oliva. A fronte di una riduzione del 17,2% del valore esportato, i volumi aumentano del 18,2%.

La differenza riflette la riduzione del prezzo internazionale dell’olio dopo il forte aumento registrato nel biennio precedente, legato alla bassa disponibilità di prodotto a livello mondiale.

Oltre il 60% degli scambi passa da quattro regioni del Nord

La geografia degli scambi agroalimentari italiani resta fortemente concentrata nel Nord del Paese. Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte rappresentano insieme oltre il 60% del valore complessivo di importazioni ed esportazioni, con la Lombardia che mantiene il primato.

La crescita dell’export, tuttavia, interessa quasi tutto il territorio nazionale.

Al Nord le esportazioni agroalimentari aumentano del 9,8% in Emilia-Romagna, del 9,1% in Piemonte e dell’8,1% in Lombardia. Nel Centro il Lazio cresce dell’8,1%, mentre nel Mezzogiorno si distinguono Sicilia e Calabria, rispettivamente con +12,8% e +10,2%.

Le uniche eccezioni sono la Toscana, che registra una contrazione del 7,2%, e la Campania, che rimane stabile rispetto al 2024.

L’Unione Europea resta il principale mercato

L’Unione Europea continua a rappresentare il principale partner commerciale dell’Italia nel settore agroalimentare.

Il mercato europeo assorbe il 59,5% delle esportazioni italiane e fornisce quasi il 70% delle importazioni. Nel 2025 le vendite verso i Paesi dell’UE sono aumentate dell’8,1%, con risultati particolarmente positivi verso Spagna, Paesi Bassi, Polonia e Romania.

Le esportazioni italiane crescono in valore e quantità verso tutti i principali mercati di destinazione, con un’unica eccezione: gli Stati Uniti.

Stati Uniti, export in calo del 4,2%

Il mercato statunitense, strategico per numerose produzioni del Made in Italy agroalimentare, è stato interessato nel 2025 da un cambiamento della politica commerciale.

Nell’ultimo anno le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti si sono ridotte del 4,2%, anche per effetto dell’aumento dei dazi nella seconda metà dell’anno, attestandosi a 7,55 miliardi di euro.

Il valore resta comunque superiore ai 6,7 miliardi registrati nel 2023.

La flessione riguarda in particolare olio extravergine di oliva, vini DOP, liquori, salse e condimenti. Al contrario, continuano a crescere le esportazioni di pasta, acque minerali, caffè torrefatto e prodotti della panetteria.

Mercosur, importazioni molto superiori alle esportazioni italiane

Un altro approfondimento del Rapporto riguarda gli scambi con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay nell’ambito dell’accordo UE-Mercosur.

Nel 2025 l’Italia ha importato dall’area prodotti agroalimentari per quasi 3,7 miliardi di euro, mentre le esportazioni italiane verso i quattro Paesi si sono attestate intorno ai 500 milioni.

Le importazioni sono concentrate soprattutto su caffè greggio, mangimi, semi di soia e carni bovine.

L’Italia esporta invece verso il Mercosur pasta, mele, conserve di pomodoro, olio extravergine di oliva, caffè torrefatto e prodotti dolciari.

Nei primi cinque mesi del 2026 l’export tiene"

I primi dati disponibili sul 2026 mostrano un rallentamento rispetto alla crescita registrata nell’anno precedente, ma indicano una sostanziale tenuta delle esportazioni.

Nei primi cinque mesi dell’anno l’export agroalimentare italiano diminuisce dello 0,4% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre le importazioni si riducono del 4,3%.

Anche in questa fase le singole categorie seguono traiettorie diverse. Caffè torrefatto, Grana Padano e Parmigiano Reggiano continuano la dinamica positiva registrata nel 2025, mentre l’olio di oliva e alcune tipologie di vini mantengono un andamento negativo.

Il Rapporto individua così un sistema agroalimentare che continua a mostrare capacità competitiva sui mercati internazionali, ma evidenzia anche la necessità di diversificare i mercati di sbocco e di approvvigionamento, seguire l’evoluzione dei rapporti commerciali con i principali partner, rafforzare le filiere europee e considerare il ruolo strategico dei nuovi accordi commerciali.

«I risultati evidenziati dal Rapporto confermano la straordinaria capacità competitiva del sistema agroalimentare italiano e la sua resilienza anche in uno scenario internazionale complesso. Questo lavoro rappresenta uno strumento conoscitivo essenziale per le istituzioni, chiamate a definire politiche efficaci di sostegno e sviluppo, e per le imprese, che possono orientare con maggiore consapevolezza le proprie strategie sui mercati internazionali. È anche la dimostrazione del valore della ricerca CREA, che attraverso analisi rigorose e dati aggiornati contribuisce a interpretare i cambiamenti e ad accompagnare la crescita del settore agroalimentare nazionale», conclude il Presidente CREA, Andrea Rocchi.

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