Pietro Recchia interpreta Rothko e Burri nei dessert del Ristorante Amistà

Pietro Recchia firma due dessert per il Ristorante Amistà ispirati a Rothko e Burri, trasformando colore e materia in un'esperienza gastronomica

16 Sett 2026 - 16:15
Pietro Recchia interpreta Rothko e Burri nei dessert del Ristorante Amistà

PASTICCERIA E GELATERIA - Due dessert ispirati alle opere di Mark Rothko e Alberto Burri raccontano il rapporto tra arte contemporanea e pasticceria nella cucina del Ristorante Amistà. A firmarli è il Pastry Chef Pietro Recchia, che ha trasformato la propria formazione artistica in uno strumento di lavoro, utilizzando colore, materia e composizione come punti di partenza per la creazione dei dolci.

Originario di Bari e diplomato all’Istituto d’Arte di Monopoli, Recchia affronta la progettazione di un dessert interrogandosi innanzitutto su forme, superfici, equilibri e percezioni. Ingredienti, consistenze e abbinamenti entrano successivamente in un processo creativo nel quale l'aspetto visivo e l'esperienza gustativa dialogano, mantenendo una propria autonomia.

Il rapporto con l’arte contemporanea trova una collocazione naturale al Byblos Art Hotel Villa Amistà, dove le opere presenti negli ambienti della struttura accompagnano gli ospiti fino alle sale del ristorante. L’obiettivo dello chef non è riprodurre un quadro attraverso il cibo, ma tradurne il linguaggio compositivo in un’esperienza gastronomica.

Nascono da questa ricerca Verde e Rosso, inserito nel menu vegetale Terrae e ispirato alla pittura di Mark Rothko, e Nero Plastica, proposto nel menu Oltre il Confine e legato alla ricerca materica di Alberto Burri. Due interpretazioni differenti di artisti che, attraverso percorsi diversi, hanno esplorato il rapporto tra forma, materia e astrazione, superando i confini della rappresentazione tradizionale.

Verde e Rosso: il colore di Rothko diventa materia gastronomica

Fragola, fiori di ibisco, lattuga e verbena sono gli ingredienti di Verde e Rosso, il dessert con cui Recchia interpreta l’espressionismo astratto di Mark Rothko e i suoi Color Field Paintings.

Il riferimento all’artista si manifesta soprattutto nell’utilizzo del colore, che non ha una funzione puramente decorativa, ma diventa l’elemento attorno al quale prende forma l’intera composizione. Gli ingredienti contribuiscono alla costruzione cromatica del piatto e, allo stesso tempo, ne definiscono il profilo gustativo.

Il dessert rinuncia a qualsiasi immagine figurativa riconoscibile e si concentra su superfici, contrasti ed equilibri. Come nella ricerca di Rothko, il colore viene utilizzato per creare uno spazio percettivo nel quale lo sguardo può soffermarsi prima di attribuire un significato a ciò che osserva.

Recchia applica questo principio attraverso una composizione essenziale, costruita per sottrazione. Il primo approccio al piatto è visivo: soltanto in un secondo momento arriva l’assaggio.

Le due esperienze si sovrappongono senza dover necessariamente coincidere. Il gusto non è chiamato a spiegare i colori, così come la composizione cromatica non deve anticipare ciò che si percepirà al palato. Entrambi gli elementi concorrono a costruire un’esperienza nella quale osservazione e degustazione mantengono una propria autonomia.

Nero Plastica: Alberto Burri ispira consistenze e contrasti

Con Nero Plastica, inserito nel menu Oltre il Confine, la ricerca di Pietro Recchia si sposta dal colore alla materia. Il dessert prende ispirazione dall’omonima serie di Alberto Burri e utilizza cioccolato, pane tostato e nocciola per costruire una composizione basata su consistenze, stratificazioni e contrasti.

La superficie assume un ruolo centrale. Non rappresenta soltanto l’aspetto esteriore del dolce, ma diventa parte della sua struttura e contribuisce a determinare l’esperienza gustativa attraverso elementi che si rompono, si sovrappongono e si contrappongono.

Il riferimento è alla serie Nero Plastica di Alberto Burri, protagonista dell’Arte Informale, la cui ricerca sulla materia ha influenzato anche l’Arte povera.

Nella serie Nero Plastica, l’artista sottopone la plastica all’azione del fuoco, trasformandola in superfici irregolari, segnate da pieghe, tensioni e rotture. Un materiale che perde così la propria funzione originaria per acquisire un nuovo valore espressivo.

È questo processo di trasformazione a interessare Recchia. Il suo obiettivo non è replicare l’opera di Burri, ma trasferire nel dessert un’idea di materia in continuo mutamento.

Per questo la composizione rinuncia a una superficie perfettamente integra e levigata, privilegiando frammentazioni e discontinuità. Le diverse consistenze diventano elementi strutturali attraverso i quali si sviluppano profondità, contrasti e sensazioni gustative.

Il dialogo con Burri era già stato affrontato dallo chef in un precedente dessert ispirato a Grande Rosso. Nero Plastica rappresenta quindi un ulteriore sviluppo di una ricerca che utilizza l'opera dell'artista come riferimento per la progettazione del dolce, andando oltre la semplice suggestione estetica.

Il dessert come composizione, prima ancora che preparazione

Rothko e Burri offrono a Recchia due prospettive differenti. Il primo ispira una ricerca fondata sul colore, sulla sottrazione e sulla percezione dello spazio. Il secondo orienta il lavoro verso la materia, la superficie e le trasformazioni che derivano dalla frattura e dalla stratificazione.

In entrambi i casi, la formazione artistica dello chef diventa parte integrante del processo creativo senza trasformare il piatto nella riproduzione di un’opera.

Il colore può assumere il ruolo di ingrediente, mentre la superficie può tradursi in consistenza. Sono i principi compositivi dell’artista a essere reinterpretati attraverso gli strumenti della pasticceria.

Al Ristorante Amistà il dessert viene così concepito come un’esperienza che va oltre la funzione di ultima portata del menu. L’osservazione precede l’assaggio e il percorso gastronomico prosegue attraverso il rapporto tra ciò che l’ospite vede, ciò che percepisce al palato e il ricordo che ne conserva.

Photo Credits: Aromi.group

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