Se il Paloma parla ascolano: al Tiny Club di Ascoli Piceno il twist con Anisetta Meletti Dry

Innovare non significa complicare. Anzi. Lo dimostra l’Anselmo assaggiato da Nicole Cavazzuti ad Ascoli Piceno.

18 Giu 2026 - 15:29
Se il Paloma parla ascolano: al Tiny Club di Ascoli Piceno il twist con Anisetta Meletti Dry

BAR & WINE - C’è una parola che nel mondo della miscelazione viene usata spesso, a volte in modo improprio: twist.

Sulla carta significa rilettura, variazione, interpretazione. Nella pratica, però, non sempre il risultato è coerente con il concetto.

Negli ultimi anni abbiamo visto servire sempre più spesso drink gastronomici avvolti da fumi scenografici, ingredienti improbabili e ricette costruite più per sorprendere la vista che per accompagnare davvero il cliente al piacere del bere.

Ma se il twist non nasce dal desiderio di stupire a tutti i costi, quanto dalla volontà di tradurre un classico internazionale attraverso un territorio, il discorso cambia.

Perché lavorare sui grandi cocktail della tradizione utilizzando prodotti locali non significa tradire la storia. Significa, al contrario, farla dialogare con un’identità precisa. Dare a un drink un accento, una provenienza, una memoria.

È quello che accade ad Ascoli Piceno, al Tiny Club, con Anselmo.

Dal Messico al Piceno: la metamorfosi del Paloma

Prendete il Paloma. In Messico non è il fratello minore del Margarita: è il drink più bevuto del Paese.

La sua forza sta nella semplicità: tequila, soda al pompelmo rosa, ghiaccio, una nota agrumata e spesso un bordo salato a chiudere il sorso. Un drink diretto, fresco, immediato.

Ora spostate questa ricetta ad Ascoli Piceno, dentro il Tiny Club, l’unico cocktail bar in stile speakeasy della città. Un locale raccolto, elegante, con un’atmosfera ovattata, quasi invernale, che evoca i locali illegali d’oltreoceano dell’epoca del proibizionismo.

Qui Raffaele Galanti ha creato Anselmo: un drink che prende l’idea del Paloma e la traduce in ascolano.

La ricetta è essenziale:

45 ml Anisetta Meletti Dry
150 ml soda al pompelmo rosa
ghiaccio
garnish: fettina di pompelmo rosa
servizio: tumbler alto colmo di ghiaccio

Il risultato è una scommessa vinta. Pur non contenendo tequila, e dunque non potendo essere letto come un Paloma ortodosso, Anselmo conserva del classico messicano la freschezza, la leggerezza e l’immediatezza. Ma cambia lingua. Al posto dell’agave arriva l’anice verde ascolano.

L’Anisetta Meletti Dry come chiave del twist

Il cuore del drink è l’Anisetta Meletti Dry.

L’Anisetta Meletti è uno dei simboli storici di Ascoli Piceno: un liquore legato all’anice verde dei colli ascolani e alla tradizione liquoristica della città. La versione Dry, più adatta alla miscelazione contemporanea, lavora su un profilo meno dolce, più secco e balsamico.

Ed è proprio questa caratteristica a renderla interessante nel bicchiere. Nell’Anselmo non viene usata come semplice citazione locale, né come ingrediente decorativo inserito per fare storytelling. È la struttura aromatica del drink: porta profumo, identità, una nota speziata e balsamica che dialoga con l’amaro gentile e l’acidità della soda al pompelmo rosa.

La soda al pompelmo rosa: l’ingrediente che ha reso il Paloma globale

L’altro elemento decisivo è la soda al pompelmo rosa.

Nel Paloma, la soda è la parte pop della ricetta: porta carbonazione, agrume, leggerezza, dolcezza e bevibilità.

Negli ultimi anni la soda al pompelmo rosa è diventata uno degli ingredienti più utilizzati nella miscelazione contemporanea, anche grazie alla diffusione delle linee premium dedicate ai cocktail bar.

Ma va scelta con attenzione: alcune referenze rischiano di spostare troppo il drink sul versante zuccherino.

Quando il territorio non è folklore

Anselmo non è un esercizio di stile, né un cocktail costruito per stupire con effetti speciali. Siamo davanti a una ricetta semplice che fa una cosa molto efficace: usa un prodotto identitario per dare a un classico internazionale una nuova appartenenza.

Il territorio, in questo caso, non diventa folklore. Non è una bandierina messa sul drink. È una scelta di gusto concreta.

E questa è una lezione utile per molti professionisti dell’Horeca: la territorialità non basta dichiararla. Bisogna metterla nel bicchiere in modo credibile, equilibrato, piacevole.

Perché il cliente può anche essere incuriosito da una storia. Ma poi torna solo se il drink funziona.

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