Da cameriera in Siberia a Brand Ambassador internazionale: la storia di Anastasia Kharisova
La bartender russa si racconta a Nicole Cavazzuti: dagli esordi nei nightclub siberiani alla vittoria all’India Bar Show 2025.
PROTAGONISTI - Non aveva iniziato pensando ai grandi concorsi, ai viaggi, alle masterclass o ai brand internazionali. All’inizio, per Anastasia Kharisova, il bar era semplicemente un lavoro. Un modo per guadagnare qualcosa, stare in piedi dietro un banco e imparare in fretta.
Oggi, sette anni dopo, quella stessa bartender russa, residente in Georgia, è la nuova Brand Ambassador di SloMo Cordials, azienda specializzata in basi pronte per la miscelazione.
Il passaggio arriva dopo un percorso costruito tra esperienze diverse, cambi di città, competizioni e nuove comunità professionali. A fine aprile 2025, Kharisova ha conquistato il primo posto nella categoria International Mixology dell’India Bar Show 2025: una vittoria che conferma la sua crescita e la proietta in una dimensione sempre più internazionale.
SloMo Cordials è un marchio nato in Russia e attivo da circa tre anni. Il catalogo comprende 40 cordial e 8 parfums pensati per cocktail alcolici e analcolici, soda, foam, dessert, tè e caffè.

Dalle sigarette al primo Aperol Spritz
All’inizio, nella vita di Anastasia, non c’era alcuna vocazione per il bar. Nessun ghiaccio cristallino, nessuna ricerca sul bilanciamento, nessuna ossessione per garnish e texture. C’erano pochi soldi in tasca e un desiderio molto concreto, molto poco romantico: potersi comprare le sigarette.
Kharisova lo racconta senza filtri. Voleva andare all’università, ma le cose non andarono come previsto. Così iniziò a lavorare in un locale come cameriera. Poi qualcuno le chiese di passare dietro il banco. Lei, che allora beveva solo birra e sapeva poco o nulla di cocktail, rispose onestamente: «Non conosco niente». La replica del capo fu semplice: «Va bene, ti insegno io».
La prima scuola fu un nightclub siberiano: tre mesi di whisky e cola, gin tonic, birra alla spina.
Poi arrivò il Covid. I club chiusero, mentre ristoranti e bar riuscirono a ripartire prima. Anastasia cambiò scenario e si presentò in un locale dicendo di saper fare tutto. Non era esattamente vero. Il primo Aperol Spritz fu quasi uno shock culturale: «Cos’è l’Aperol?», si chiese. Fino a quel momento il suo mondo del bere era stato molto più ristretto.
La svolta arrivò grazie a Mikhail, il suo bar manager di allora a Tomsk, in Siberia. Vedendolo partecipare a una competizione, Anastasia capì che il bar poteva essere molto più di una sequenza meccanica di gesti. Gli chiese di insegnarle. Da lì iniziò un percorso fatto di studio, assaggi, alcol, vino, birra, mixology, errori e gare.
Sette anni dopo, quel percorso l’ha portata dalla Siberia a Sochi, poi in Georgia, passando per Cipro e per l’India, dove è arrivato uno dei riconoscimenti più importanti della sua carriera.

La filosofia del bancone: sbagliare e ripartire
Oggi la parola che Anastasia pronuncia più spesso è community. Non uno slogan da comunicato stampa, ma una rete concreta di persone che si incontrano, si aiutano, viaggiano, competono e imparano insieme.
Per lei il bar è diventato anche un passaporto: un modo per viaggiare, competere, conoscere persone e attraversare culture diverse. Le competizioni sono la sua palestra. Non solo per vincere, ma per misurarsi con il panico, con la lingua, con la memoria, con la precisione.
Gli errori li elenca senza imbarazzo: dimenticare l’attrezzatura, parlare in russo quando dovrebbe parlare in inglese, dire “dynia” invece di “melon”, usare ingredienti sbagliati, sbagliare proporzioni.
Il punto, spiega, non è essere infallibili. Il punto è capire lo sbaglio e non ripeterlo. Cadere, pulire la stazione, ripartire. Una filosofia semplice, da banco, più efficace di molte lezioni motivazionali.
L’identikit del gusto
Quando non lavora su creazioni da competizione, Anastasia beve classici. Daiquiri, Negroni e Manhattan sono tra i suoi cocktail preferiti.
Il Daiquiri, per lei, esige il lime. Non il limone. Il Manhattan, invece, richiede rye whiskey e vermouth di qualità. Se gli ingredienti non sono all’altezza, meglio cambiare ordinazione.
Fuori dal mondo dei cocktail beve anche birra, vino bianco, sparkling wine e, ogni tanto, rosso.

Basi pronte, tecnica e velocità: la scommessa di SloMo Cordials
È dentro questa idea di bar — veloce, tecnico, replicabile ma ancora creativo — che si inserisce il nuovo ruolo di Kharisova per SloMo Cordials.
SloMo si muove in una categoria che sta diventando sempre più importante dietro il banco: quella delle basi pronte, modulari e versatili, capaci di garantire continuità aromatica e rapidità di utilizzo.
I cordial del brand possono essere utilizzati in drink alcolici e analcolici, soda, foam, dessert, marshmallow, tè e caffè. Alcuni sono costruiti su gusti singoli, come il basilico; altri combinano tre o quattro ingredienti, offrendo al bartender una base aromatica già strutturata.
Per Kharisova, questi prodotti non cancellano la creatività, ma permettono di renderla più stabile e riproducibile. In un bar contemporaneo, dove velocità di servizio, standardizzazione del gusto e capacità di replicare una ricetta sono sempre più decisive, le basi pronte diventano uno strumento tecnico più che una scorciatoia.
Il suo obiettivo ora è crescere con il brand, rafforzarne la presenza nel circuito delle competizioni e sviluppare un lavoro più ampio di formazione, consulenza e apertura di nuovi locali.
Il mentore e il futuro
Dietro ogni bartender c’è quasi sempre qualcuno che ha insegnato, corretto, sostenuto. Per Anastasia quel nome è Artem Maslennikov, barman russo, collega, amico, mentore. Lei lo definisce il suo “padre” professionale nel mondo del bar.
È la persona che chiama quando qualcosa va storto, quando le regole di una competizione cambiano all’ultimo momento, quando serve un consiglio per non perdere lucidità. Lavorano insieme da anni, hanno aperto bar, condiviso stress, decisioni e passaggi importanti.
Il futuro, però, Anastasia lo immagina anche oltre il banco: consulenza, nuove aperture, formazione dei giovani bartender. Con una consapevolezza rara: sa di avere esperienza, ma sa anche di dover continuare a imparare.






