Creatina, elettroliti e drink funzionali: la nuova opportunità nel menu dei bar
Arrivano nei menu di bar e caffetterie creatina, elettroliti e ingredienti funzionali appena usciti dalle palestre. Il trend cresce nel fuori casa italiano.
BAR & WINE - Smoothie con creatina, bevande agli elettroliti e ingredienti fino a ieri confinati agli integratori stanno entrando nei menu. Anche in Italia. Per bar e caffetterie si apre una nuova categoria, ma non senza regole e cautele.
Cinque grammi di creatina aggiunti allo smoothie per 50 centesimi. Oppure una bevanda con creatina ed elettroliti venduta a 9,40 euro. Non sono prodotti esposti in un negozio di integratori, ma voci che compaiono già nei menu del fuori casa italiano.
Da Kauai by Virgin Active, a Milano, il “Creatine tropical elcetrolyf”, preparato con creatina e un blend di elettroliti contenente magnesio, potassio e sodio, costa 9,40 euro, contro gli 8,30 euro della versione senza creatina. Barry's Fuel Bar, sempre a Milano, propone invece “Fuel”, uno shake da 10 euro che abbina succo d'arancia, ananas e proteine a creatina, glutammina e BCAA. Zero Healthy Bar consente infine di aggiungere 5 grammi di creatina ai propri smoothie con un sovrapprezzo di 50 centesimi.
Sono ancora format fortemente legati al mondo fitness e healthy, ma il segnale è interessante perché mostra il passaggio di ingredienti tradizionalmente acquistati in polvere o capsule a un'occasione di consumo completamente diversa: la bevanda preparata e servita fuori casa.
La creatina esce dalla palestra
Il fenomeno non riguarda soltanto l'Italia. A Londra atis permette di arricchire smoothie e shake con creatina, collagene, proteine o lion's mane pagando 1,50 sterline in più. Un altro caso è Elevate, smoothie café aperto nella Royal Exchange e successivamente approdato anche da Selfridges, che costruisce parte dell'offerta proprio intorno a smoothie personalizzabili con ingredienti come creatina, collagene e MCT oil.
La differenza rispetto alla tradizionale bevanda proteica è significativa. Non si vende più soltanto uno shake destinato a chi ha appena terminato un allenamento: si costruisce una bevanda a cui il cliente può attribuire una funzione e che può essere personalizzata attraverso uno o più “boost”.
Creatina, elettroliti, collagene, fibre, funghi funzionali e altri ingredienti diventano così componenti di una nuova architettura del menu.

I numeri dietro il fenomeno
A spingere la tendenza contribuiscono soprattutto i social. Secondo i dati raccolti negli Stati Uniti da Spate attraverso Google, TikTok e Instagram, tra giugno 2025 e maggio 2026 l'interesse per le bevande funzionali è cresciuto del 23,3%. TikTok è risultato il canale con la crescita più rapida nella scoperta di questi prodotti, con un +28,5%.
Ancora più rilevante è ciò che accade ai singoli ingredienti: nello stesso periodo la presenza della creatina nelle bevande funzionali è aumentata del 175,9%, quella della clorofilla del 146,5%. La ricerca relativa al “creatine coffee” è cresciuta addirittura del 216,6%.
Il dato americano non può essere trasferito automaticamente al mercato italiano, ma funziona da indicatore di ciò che potrebbe progressivamente arrivare anche nei menu europei.
Del resto Circana parla apertamente di una “Liquid Revolution” nel foodservice. In Europa il 14% delle visite ai locali riguarda già occasioni di consumo esclusivamente beverage e la quota è in aumento, sostenuta dagli investimenti degli operatori in premium coffee, bevande funzionali e proposte low e no alcohol.
Perché proprio il bar
Per un ingrediente come la creatina la bevanda ha una caratteristica commerciale importante: abbassa la barriera alla prova.
Acquistare una confezione di integratore significa scegliere un prodotto da utilizzare per settimane. Inserire un ingrediente in uno smoothie o in un caffè consente invece di sperimentarlo attraverso una singola consumazione. È la stessa dinamica che ha aiutato ingredienti come matcha, spirulina e bevande vegetali a uscire dalle nicchie specialistiche.
Per il locale si aggiunge un altro elemento: la possibilità di lavorare sull'upselling.
Gli esempi esistenti mostrano almeno due modelli. Il primo consiste nella ricetta completa, già presente nel menu e venduta a un prezzo premium. Il secondo trasforma l'ingrediente in un extra da aggiungere alla bevanda scelta dal cliente.
È un modello particolarmente adatto a smoothie bar, bakery contemporanee, juice bar, caffetterie vicine a palestre e uffici, strutture alberghiere con una clientela attenta al wellness e format grab&go.
E potrebbe non fermarsi agli smoothie. La crescita delle ricerche sul “creatine coffee” mostra come anche il caffè stia diventando un possibile veicolo per ingredienti funzionali. Il settore della nutrizione sta del resto sperimentando sempre più spesso prodotti ibridi che combinano proteine, idratazione, elettroliti e altri componenti in un'unica soluzione.

Il vantaggio del preparato al momento
C'è anche un elemento tecnico che rende il bar interessante rispetto alle bevande industriali ready-to-drink.
La creatina monoidrato presenta infatti problemi di stabilità quando rimane a lungo disciolta in un liquido. Per questo l'industria sta sperimentando polveri da miscelare al momento e sistemi che mantengono separato l'ingrediente fino al consumo.
Una bevanda preparata espressa aggira in parte proprio questo problema: la creatina può essere incorporata immediatamente prima del servizio invece di rimanere per mesi all'interno di una bottiglia.
Per un bar, però, significa anche introdurre procedure nuove: dosaggio preciso, scelta dei prodotti utilizzati, conservazione, formazione del personale e uniformità della ricetta.
Attenzione alle promesse sul menu
È probabilmente questo il confine più delicato per chi decidesse di sperimentare la categoria.
In Europa le indicazioni nutrizionali e sulla salute utilizzate nella presentazione e nella pubblicità degli alimenti sono regolamentate. Non è quindi possibile associare liberamente a un ingrediente qualsiasi promessa di beneficio.
Per la creatina, ad esempio, è autorizzata l'indicazione secondo cui incrementa le prestazioni fisiche durante attività ripetitive, ad elevata intensità e di breve durata, ma soltanto per alimenti che garantiscono un'assunzione giornaliera di 3 grammi e destinati ad adulti che praticano esercizio fisico intenso. Esiste inoltre uno specifico claim relativo agli over 55 che svolgono regolarmente allenamento di resistenza, anche in questo caso sottoposto a precise condizioni.
Più in generale, termini apparentemente innocui come “detox”, “focus”, “recovery” o riferimenti ad altri effetti sull'organismo non possono essere utilizzati automaticamente solo perché una bevanda contiene un determinato ingrediente. I claim alimentari devono rispettare il quadro previsto dal Regolamento europeo 1924/2006 e quelli relativi alla salute devono essere autorizzati.
È un aspetto destinato a diventare sempre più importante se gli ingredienti funzionali usciranno dai circuiti specializzati per raggiungere bar e caffetterie generaliste.
Una nuova categoria da osservare
La creatina al banco non sembra ancora candidata a sostituire cappuccino e spremuta. Il punto è un altro.
Nel fuori casa sta nascendo una fascia di bevande in cui il cliente non sceglie soltanto che cosa bere, ma anche che cosa aggiungere e quale funzione attribuire alla propria consumazione. Gli ingredienti diventano quindi strumenti di personalizzazione e, potenzialmente, di incremento dello scontrino.
Oggi il fenomeno italiano è visibile soprattutto nei locali collegati al fitness e nell'healthy food. È però esattamente da nicchie di questo tipo che negli ultimi anni sono passati al consumo più ampio matcha, bevande vegetali, protein shake e kombucha.
Per i bar potrebbe essere il prossimo laboratorio di innovazione: prima ancora di chiedersi se vendere creatina, la questione sarà capire se nel menu del futuro ci sarà uno spazio stabile per bevande costruite non solo attorno al gusto, ma anche attorno alla funzione.








