AlpenRausch, il cocktail bar ai piedi di Neuschwanstein: intervista ad Adly Hassan
Nel Das Rübezahl di Schwangau il bar entra nell’offerta dell’hotel, dalla mezza pensione alla mixology su misura. Ne parliamo con il bar manager Adly Hassan
BAR & WINE - Ci sono alberghi che hanno un bar solo perché devono averlo, ma l'attività non dialoga davvero con la struttura. E altri in cui il bar entra invece nell'offerta dell’albergo stesso in maniera importante. Il Das Rübezahl Romantic Hideaway & Boutique Spa, quattro stelle superior di Schwangau, appartiene alla seconda categoria. Siamo nell’Allgäu bavarese, ai piedi di Neuschwanstein, il castello di Ludwig II che ha ispirato il castello della Bella Addormentata di Disneyland e che da questo hotel si può guardare anche immersi in piscina.
Tra i migliori hotel tedeschi (quattordicesimo in Germania per Tripadvisor nel 2024), Das Rübezahl punta sul servizio personalizzato e su un approccio in cui ristorazione, wellness e beverage non sono compartimenti separati.
Il bar si chiama AlpenRausch Bar & Lounge. L’ambiente è quello di un salotto alpino contemporaneo: molto legno, il bancone come fulcro, tavoli disposti davanti, luci calde, bottiglie in vista. Quando il tempo lo permette si beve anche fuori con vista sul castello di Neuschwanstein.
Aperto ogni giorno dalle 15 a mezzanotte, è accessibile anche agli esterni. Tenetelo presente se passate da Füssen o Schwangau e volete bere qualcosa senza necessariamente soggiornare in hotel. Ma l’AlpenRausch merita attenzione anche in chiave Horeca.
Il cocktail dentro la mezza pensione
Al Das Rübezahl il beverage non è parte a sé stante dell'offerta. Nella formula di mezza pensione, il percorso gastronomico si apre con il drink del giorno, disponibile pure in versione zero alcol, come alternativa al bicchiere di vino. Può sembrare un dettaglio, per un operatore non lo è. Inserire il cocktail nella mezza pensione significa almeno tre cose: educare al consumo, dare valore concreto al lavoro del bar e creare una possibile seconda occasione di acquisto durante il soggiorno. Chi prova il drink incluso a cena può tornare al bancone più tardi, ordinare un altro cocktail, chiedere una variazione, scoprire un distillato. Il bar smette così di essere soltanto un servizio complementare e diventa una leva commerciale.
L'offerta
Al bar c'è una carta signature ma la tendenza è quella di partire dai gusti del cliente. Dopo aver verificato se l'ospite desidera qualcosa di secco, agrumato, tropicale e quale sia il suo distillato del cuore, si costruisce il drink.
Il bar manager
A gestire il bar è Adly Hassan, egiziano, dietro il bancone da quasi vent’anni.
Prima di arrivare in Germania ha lavorato in Egitto, Tunisia e Maldive, passando per strutture internazionali e gruppi come Kempinski, Hilton e Magic Life. In Germania vive da quattro anni insieme alla moglie tedesca e, prima del Das Rübezahl, ha lavorato in altri due locali.
L’intervista
Se ti dico IBA, International Bartenders Association?
«L’IBA rappresenta la vecchia scuola. È una base importante, essenziale. Però oggi il settore si è sviluppato enormemente. Abbiamo molti più liquori, distillati, succhi, ingredienti e tecniche. Il bartender dispone di strumenti che gli permettono di esprimere una mixology molto più moderna e complessa».
E classifiche come i World’s 50 Best Bars? Quanto contano davvero?
«Sono molto legate ai media e al marketing. Non significa che i locali presenti non abbiano qualità. Ma entrano in gioco anche visibilità, fatturato, sponsorizzazioni».
Gli faccio notare che una classifica, nel bene e nel male, può cambiare il mercato di un locale. Simone Caporale, parlando del Sips di Barcellona, mi raccontava dell’aumento immediato di clientela prodotto dalla vetta della classifica. Adly Hassan non ha dubbi. «Al cento per cento. Per un proprietario il denaro conta. Ma c’è differenza fra un bar che mette davvero al centro l’ospite e uno che pensa soprattutto all’incasso. Lavorando molto in Asia ho imparato che, se fai bene il tuo lavoro, offri qualità e comunichi bene, il denaro arriva come conseguenza. Chi si trova bene parlerà di te a un collega, a un amico, a un vicino. È marketing anche questo. Ma non lo compri».
Qual è la parte più difficile del mestiere?
«Da quando lavoro in un boutique hotel, la situazione è diversa, ma ricordo i grandi resort, le discoteche, i casinò. Ho lavorato anche al Robinson di Hurghada. In certi contesti le feste andavano avanti fino alle quattro o alle sei del mattino. Quando le persone bevono troppo possono perdere il controllo. Io mi sento responsabile, perché tendo a preoccuparmi prima degli altri che di me stesso. Qui il tipo di struttura e di pubblico rende tutto più gestibile».
E quella più bella?
«Prima di tutto la comunicazione. Poi c’è un altro aspetto: lavorare nell’hotellerie ti porta a prenderti cura di te stesso. Devi presentarti bene ogni giorno. Se tu per primo sei a tuo agio, anche chi hai davanti lo percepisce. Inoltre incontro persone in vacanza, quindi generalmente più rilassate. E amo questo lavoro perché mi permette di praticare le lingue. Parlo arabo, inglese, tedesco e capisco un po’ di russo».
Se devi scegliere un cocktail classico?
«Amo i sour e i sapori agrumati. Come distillati preferisco vodka e gin. Quindi direi un Gin Sour. Ma se lo preparo a modo mio, faccio una variante con gin e limoncello, albume, zucchero, Angostura e agrumi. E poi amo Vodka Martini, Gin Martini, Negroni. Dipende dall’ora della giornata, dall’umore, da quello che stai mangiando. Il Negroni, per esempio, per me è perfetto prima di cena».
A quel punto gli dico come bevo io. Sour, forti, poco dolci. E gli ordino un Daiquiri. Adly Hassan mi propone una variante.
«Ti farei un Orange Daiquiri. È uno dei modi in cui preferisco berlo. Uso un rum Pyrat corposo, Cointreau e arancia fresca. Siccome non ami il dolce, metterò solo lo zucchero necessario per bilanciare l’acidità». Impeccabile.
AlpenRausch Bar & Lounge – Hotel Das Rübezahl
Am Ehberg 31, Schwangau, Baviera
Aperto tutti i giorni dalle 15:00 alle 24:00
Accessibile anche ai clienti esterni all’hotel








