Vino italiano: export 2025 a 7,78 miliardi di euro, giù del 3,7% sul 2024

L'export di vino italiano cala del 3,7% nel 2025 a 7,78 miliardi di euro, con gli Usa a -9,2% e i mercati Ue in lieve crescita

12 Marzo 2026 - 10:14
Vino italiano: export 2025 a 7,78 miliardi di euro, giù del 3,7% sul 2024

BUSINESS & MERCATO - L'export di vino italiano nel 2025 si chiude a 7,78 miliardi di euro, con una flessione del 3,7% rispetto all'anno precedente e volumi in calo del 1,9%, per un totale di 21 milioni di ettolitri spediti. Sono i dati elaborati dall'Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) sulla base delle ultime rilevazioni Istat.

Il divario rispetto al 2024 ammonta a 300 milioni di euro. Il saldo attivo con l'estero, pur restando nella fascia alta della classifica dei principali comparti del made in Italy per bilancia commerciale, registra una contrazione del 4,3%, attestandosi a 7,2 miliardi di euro.

Il risultato a valore, come anticipato più volte da Uiv nel corso del 2025, è stato pesantemente influenzato dai dazi statunitensi e dagli effetti a cascata che ne sono derivati nella seconda parte dell'anno, tra cui la svalutazione del dollaro. Il mercato degli Stati Uniti cede il 9,2%, fermandosi a 1,76 miliardi di euro: una perdita di 178 milioni che incide per quasi il 60% sul deficit complessivo rispetto al 2024. L'area extra-Ue arretra del 6,4% (-11,6% nel solo secondo semestre), chiudendo a 4,6 miliardi, mentre i mercati dell'Unione europea reggono con un incremento dello 0,5%, a quasi 3,2 miliardi di euro.

Tra i dodici principali Paesi terzi monitorati dall'Osservatorio, solo il Brasile registra un segno positivo, con una crescita del 3,8%. Gli altri mercati di riferimento segnano tutti risultati negativi: Regno Unito -3,9%, Canada -5,9%, Svizzera -4,2%, Russia -16%. Nell'area comunitaria, la Germania si stabilizza a +0,6% (1,1 miliardi di euro), mentre Francia e Paesi Bassi crescono rispettivamente del 3,6% e del 5,6%.

Sul fronte regionale, le tre principali regioni esportatrici chiudono tutte in negativo: Veneto -1,2% (2,9 miliardi di euro), Toscana -2%, Piemonte -2,2%. Per tipologia di prodotto, gli spumanti limitano il calo al 2,5% (2,3 miliardi di euro), mentre fermi e frizzanti segnano -4,3%, a 5 miliardi di euro.

"L'Europa ha calmierato la perdita e proprio da qui dobbiamo ripartire: il mercato interno offrirebbe enormi margini di crescita se si superasse la babele legislativa che impone di fatto un dazio interno al 45% sui beni manifatturieri. La 'sveglia' generata dai dazi ci impone di fare ordine in casa nostra e allo stesso tempo di allargare l'orizzonte dei mercati terzi, con attivismo commerciale, approccio manageriale e condivisione strategica con le istituzioni", ha dichiarato il presidente Uiv, Lamberto Frescobaldi.

"Le difficoltà incontrate nei Paesi terzi nel secondo semestre sono senza precedenti – ha sottolineato il segretario generale Uiv, Paolo Castelletti –, in particolare negli Usa si registra un calo nel periodo che sfiora il 23% e punte del -28% dei rossi fermi in bottiglia, oltre a una contrazione del prezzo medio del 10,8%. Una condizione anomala del mercato che si riflette anche nelle dinamiche accusate dai competitor: la Francia, che rimane primo supplier con 1,9 miliardi di euro, chiude l'anno con un calo doppio rispetto al nostro (-18,8%, -39,1% nel secondo semestre). Paradossalmente l'Italia, perdendo meno degli altri, si ritrova con quote di mercato più alte rispetto all'anno scorso. Una vittoria di Pirro che avremmo preferito conseguire attraverso la crescita."

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